Tempo determinato per autista di ambulanza. «Si rischia di lasciare a casa i lavoratori»

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fp Cgil, Nidil Cgil e Filcams

Sull’avviso pubblico di autisti di ambulanza indetto lo scorso mese di marzo, l’Asp prosegue in una scelta che riteniamo assolutamente incomprensibile. Avevamo chiesto sul tema all’Azienda sanitaria un incontro specifico, ma l’Asp, dopo un lungo stop che ci aveva fatto immaginare fossero state comprese le ragioni che avevamo posto come organizzazione sindacale, ha deciso di procedere, nominando la commissione esaminatrice e pubblicando la graduatoria degli ammessi, sulla quale, tra l’altro, ci vengono segnalate criticità.

Continuiamo a non comprendere anzitutto le ragioni di un avviso a tempo determinato che trasla pedissequamente i requisiti previsti per il concorso a tempo indeterminato, quando era la stessa Asp, in risposta all’istanza di una lavoratrice nostra rappresentata, in merito a un avviso pubblico del 2020, a rispondere che le regole invocate dalla stessa lavoratrice disciplinano le procedure concorsuali per assunzioni a tempo indeterminato e, pertanto, non sono di immediata e diretta “traslazione” nell’ambito delle diverse procedure di avviso pubblico per assunzioni a tempo determinato. Secondo l’Asp, tra l’altro, queste ultime procedure non trovano precipua regolamentazione in specifiche discipline normative o regolamentari, ma sono orientate esclusivamente (con le modalità e i criteri stabiliti negli avvisi) a valutazioni comparative utili alla formazione di conseguenti graduatorie; tanto nel rispetto, peraltro, dei principi di efficienza e celerità, oltre che di efficacia, che sottendono alle procedure selettive.

È bene ribadire che ci sono oltre una trentina di autisti di ambulanza acquisiti dall’azienda sanitaria mediante l’utilizzazione di lavoratori in somministrazione (servizio affidato dalla SUARB, di cui l’Asp ha preso atto con la delibera del direttore generale n. 415/2020), assegnati al servizio di emergenza urgenza, e 14 autisti di ambulanza, assegnati alle Usco, assunti da una ditta in appalto. Con quest’atto, si rischia di lasciare a casa, in seguito al requisito richiesto dei cinque anni di esperienza professionale, lavoratori che nel periodo più duro della pandemia non si sono mai tirati indietro e hanno messo a rischio la loro stessa vita per garantire il diritto alla salute di tutti i lucani. Non tutti rischierebbero la vita senza una effettiva tutela per il futuro, eppure questi lavoratori lo hanno fatto, con grande professionalità e spirito di abnegazione, affiancando sulle postazioni gli infermieri e contribuendo alla buona riuscita degli interventi.

Come Cgil abbiamo sempre sostenuto con forza che i contratti di lavoro precari nel pubblico impiego, più che mai nella sanità, fossero assolutamente da evitare, in quanto rendono precari non solo i lavoratori, ma la stessa offerta di salute. Eppure, quando si crea precariato, riteniamo si abbia l’obbligo morale di gestire con estrema cautela le questioni: le professionalità acquisite, che non possono e non devono essere disperse, ma valorizzate e trattenute all’interno del mondo del lavoro pubblico.

La Fp Cgil si è sempre opposta all’utilizzo di lavoratori in somministrazione o attraverso tipologie contrattuali differenti da quelle a tempo determinato, contestando lo stesso bando della Regione Basilicata, che sdoganava, di fatto, l’utilizzo del lavoro interinale nella pubblica amministrazione, con le stesse Aziende del servizio sanitario regionale che hanno iniziato ad utilizzare tale strumento, tra l’altro senza alcun criterio di estrema necessità ed eccezionalità, anche per figure per le quali erano presenti graduatorie di avvisi pubblici.Nel caso degli autisti di ambulanza, tuttavia, un piccolo inciso è d’obbligo: in Basilicata, sin dall’istituzione del Dires, il servizio di emergenza urgenza è totalmente pubblico e pertanto, in Regione, sono difficilmente reperibili figure che abbiano maturato il requisito dei 5 anni di esperienza lavorativa che non siano di volontariato. Nel bando, tra l’altro, anche per la manciata di lavoratori in forze all’Asp che, requisiti alla mano, hanno potuto inoltrare domanda (e avrebbero potuto accedere a un concorso a tempo indeterminato), non è prevista alcuna specifica valorizzazione per il periodo svolto in Azienda e per il servizio prestato in pandemia. Chiediamo all’Azienda sanitaria la convocazione di un incontro al fine di tutelare i lavoratori interessati.

radionoff
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