Perchè marzo ha 36 giorni

Nelle pieghe della tradizione orale italiana, tra racconti tramandati accanto al fuoco e saperi contadini custoditi nella memoria collettiva, spesso si ritrovano riti e leggende di particolare suggestione. A Pignola (PZ), ad esempio, resiste una singolare credenza legata al mese di marzo, secondo cui il mese più instabile dell’anno, quando vuole portare a termine i suoi dispetti, può allungarsi fino a sconfinare in aprile.

La leggenda tramandata, racconta di un pastore che, già nei primi giorni di marzo, conduceva le sue pecore al pascolo con sicurezza, senza temere i capricci del mese. Incuriosito, marzo volle indagare e incrociato il pastore gliene chiese le ragioni. L’uomo, sfrontato, rispose di saper leggere il tempo e di muoversi in sicurezza. La risposta suscitò l’irritazione del mese che decise di punirlo. Fu così che ogni giorno marzo chiedeva al pastore quale fosse la meta del pascolo e lì scatenava i suoi temporali. Il pastore, però, cambiava destinazione all’ultimo momento e riusciva sempre a evitarli. In questo modo lo ingannò per tutta la durata del mese.

Convinto di aver vinto, il 31 del mese, il pastore rivelò a marzo la meta del giorno successivo., non mancando di deriderlo ritenendolo ormai impotente. Furioso, marzo corse da aprile e prese in prestito cinque giorni, durante i quali scatenò le peggiori intemperie proprio nei luoghi indicati dall’ignaro pastore. Il risultato fu disastroso, il gregge fu decimato e il pastore si ammalò di bronchite.

Questa leggenda, con il pastore astuto e marzo personificato, è un chiaro esempio dell’immaginario contadino. In questa forma, marzo non è solo un periodo dell’anno, ma una presenza capricciosa e permalosa che osserva, si offende e tende tranelli. Quando il pastore riesce a sfuggirgli, grazie all’ingegno, sembra avere la meglio, ma quando rivela l’inganno e deride marzo, l’equilibrio della “sfida” si rompe.

Questo è ciò che traspare dalla nostra leggenda, ma il motivo dei “giorni prestati” non è isolato. Anche in altre regioni d’Italia, pur con sfumature diverse da quelle di Pignola, si raccontano storie simili. Se ne trova traccia anche in Europa, specialmente in Scozia e in Francia, con storie semplici che mettono in guardia dalle ultime gelate che possono rovinare raccolti e pascoli. In questi casi, cambiano i protagonisti, ma la struttura resta la stessa, ossia, qualcuno sfida marzo, e inizialmente vince, ma alla fine viene punito grazie a un’estensione “straordinaria” del tempo.

Contrariamente a quanto possa apparire, queste narrazioni non sono solo favole, piuttosto si tratta di veri e propri strumenti di conoscenza e in un mondo in cui la sopravvivenza dipendeva dal clima, ricordare che l’inverno poteva tornare anche ad aprile era fondamentale.

Certo oggi le cose sono cambiate, ma ripetersi ancora che marzo ha 36 giorni serve a ricordare, in senso lato, di non fidarsi delle apparenze. Dopotutto, nel caso specifico la primavera può ingannare, il tepore può essere temporaneo e la natura sa essere imprevedibile.

Se ci soffermiamo sull’aspetto simbolico, la storia rivela un significato ancora più profondo. Marzo, dopotutto, è il mese dedicato a Marte e conserva questa energia di conflitto e rinnovamento. È un mese di transizione, l’inverno sta finendo, ma la primavera non è ancora stabile. Il pastore, invece, rappresenta esperienza e capacità di leggere i segni del territorio. Il loro scontro diventa quasi metafora di cultura umana contro la natura, della previsione contro il caos.

Il messaggio finale, quindi, non esalta l’intelligenza umana, ma l’umiltà e la prudenza. Infatti, il pastore vince finché resta attento, ma perde quando si espone e soprattutto quando prende in giro marzo, dimenticando che la natura non è un nemico da battere, ma una forza da rispettare.

Per cui, dire oggi che marzo ha 36 giorni significa accettare che il tempo non è mai del tutto prevedibile.[1] C’è sempre una sorpresa, un ultimo colpo d’inverno che arriva oltre il previsto. Forse è proprio qui il senso della leggenda. A Pignola, quando i primi giorni di aprile sono freddi e piovosi, la leggenda rivive, marzo ha ancora qualche giorno da giocare, mentre aprile…  certamente “dorme” ancora.


 

Vincenzo Ferretti
Vincenzo Ferretti
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