Per amor del cielo fermatevi, godetevi il Festival di Sanremo

In fondo l’elezione del Presidente della Repubblica è finita come doveva finire, perché tutti i tentativi messi in campo servivano unicamente a battaglie tra e dentro i partiti o le coalizioni, ma di scarsissimo conto. Visione e prospettive politiche meno di zero da tutte le parti, eccezion fatta per la Meloni. E poi slogan stucchevoli e intrisi di ipocrisia da far montare la rabbia nelle persone: “… per il bene della nazione,… per la gravità della situazione,… una donna al Quirinale, e bla bla bla a iosa”. Questa classe politica non ha il senso del reale e non percepisce minimamente gli umori della gente e delle difficoltà in cui vive. In aggiunta non percepisce neanche gli umori dell’ambiente in cui naviga, ovvero nel Parlamento. Come non comprendere che un terzo di quei parlamentari andrà a casa per aver approvato una drastica e castrante riduzione nei due rami del Parlamento. Né si trattava di una sparuta pattuglia da recuperarsi con facili promesse elettorali, come ingenuamente e furbescamente pensava Berlusconi. Scompaginare l’attuale quadro significava andare alle elezioni anticipate e questo significava ancor più allargare la platea degli scontenti, grillini in primis. E come da copione ora è iniziato l’infantile rinfacciarsi tra i responsabili di partito dei mancati accordi e in pari tempo esultare della rielezione del presidente Mattarella. In vero gli accordi politici si raggiungono quando gli interessi di parte possono convivere e convergere tra loro. In questo caso l’unico interesse che reggeva era la sopravvivenza della stragrande maggioranza dei parlamentari, il cui numero era ed è il più alto in assoluto di quelli dei singoli partiti, avendo questi dimostrato di non saper governare in toto i propri gruppi. E allora quando si è suonati da clamorose sconfitte politiche, si continuano inesorabilmente a proporre stupidaggini. Così il PD esulta per la rielezione di Mattarella, avendo però  presentato, non più tardi di un mese fa, una proposta di legge per la non rielezione del Presidente della Repubblica. E poi riaffiora l’idea della fedeltà incondizionata ai partiti con il non ammissibile e scandaloso cambio di casacca dopo le elezioni, senza considerare che se ciò fosse retroattiva di questo Parlamento pochissimi ne rimarrebbero, ad iniziare proprio dai leaders. Ma chi poi dovrebbe stabilire se è il parlamentare ad aver tradito per puro opportunismo o non piuttosto il partito ad aver abbandonato i principi per i quali le persone si sono candidate? Annullare il principio costituzionale del non vincolo di mandato degli eletti significa nei fatti sancire il totale asservimento di questi ultimi ai partiti e a chi al momento li rappresenta, anche quando si è in totale disaccordo sulle scelte politiche o sui provvedimenti da approvare perché ritenuti sbagliati o dannosi o illegittimi. E a guardar bene se oggi non ci fossero stati questi cosiddetti peones i partiti avrebbero compiuto un vero e proprio disastro politico con tutte le conseguenze economiche e sociali che ne sarebbero derivate. L’aver ridotto il numero dei parlamentari già di per sé facilita il controllo sugli eletti e se poi li si costringe anche all’obbedienza con la prassi, addirittura da legalizzare, della loro rimozione significa nei fatti ridurre i parlamentari a mera e inutile presenza. E sebbene in questa circostanza dell’elezione del Presidente della Repubblica costoro hanno pensato unicamente a sé stessi per sopravvivere è sempre pur vero quanto affermava Adam Smith: “…perseguendo il proprio interesse, spesso si promuove quello della società in modo più efficace di quanto si intenda realmente promuovere”.

Allora cari leaders politici fermatevi, meditate prima di dire e fare ulteriori stupidaggini e godetevi serenamente il Festival di Sanremo, il cui spettacolo sarà sicuramente migliore.

Aldo Michele Radice
Aldo Michele Radice
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