di Piero Lacorazza
Il Presidente Mattarella, come già detto nei giorni scorsi, è stato rieletto al termine di una legislatura abbastanza burrascosa. Il suo settennato incrocia o incrocerebbe tre legislature, il PNRR, la crescita del debito pubblico italiano in mano ad investitori esteri, le politiche europee del dopo PNRR (trattati? vincoli?), dinamiche internazionali in evoluzione, etc, etc. Questo è il contesto. Poi ci sta un particolare, non piccolo: dalla prossima legislatura il Parlamento sarà ridotto di un terzo. Alle prossime elezioni si voterà per un terzo di parlamentari in meno. L’impatto sulla politica di questo non nuovo contesto non è prevedibile. Ma ci solo alcune certezze.Dalla prossima legislatura il Presidente della Repubblica sarà eletto da un terzo di parlamentari in meno: il voto sarà meno “Franco Tiratore”. Sarà ancora più chiaro chi fa cosa e come orienta le proprie scelte. La forza di un movimento di rottura, almeno così si sono presentati alle politiche del 2018, sarà ridimesionata. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni nel M5S, ma non sono solo affari loro. Mi pare che sul binario Mattarella Draghi non possa avanzare il sovranismo e quindi il Cdx (articolazione abbastanza composita) non può candidarsi a governare l’Italia con le parole d’ordine di questi anni. La Meloni può prendere qualche voto in più ma il solco dell’Italia non è il demagogico “patriottismo”. Non si può più perché sarebbe una presa in giro. C’è quindi un punto di caduta che necessariamente porta ad una riflessione della sinistra e del Pd: nel campo delimitato dal Mattarella bis (continuità nel solco costituzionale) e da Draghi (dimensione internazionale ed economica) è necessario trovare un nuovo baricentro per combattere le disuguaglianze e ridurre i divari dentro la transizione digitale ed ecologica, affermare i diritti e dare competività al sistema d’imprese, ridurre la burocrazia e dare più efficenza al sistema Paese.Certo la legge elettorale influenza il nuovo corso ma non lo sconvolge perché o davanti gli elettori o in Parlamento (o entrambi) questi nodi politici si pongono.
Certe volte mi verrebbe da… Gioie (anche finte!!!), tristezze, mal di pancia, rospi ingoiati, ognuno prova a giocare la propria partita. Credo che non sia chiaro il punto in cui ci troviamo. Con quello che è accaduto in questi giorni e l’esito che ne consegue non è esiste almeno per il momento un’agenda politica della sinistra e della destra così come si poteva immaginare qualche mese fa. Per ripristinare il campo della dialettica tra “parti” era Draghi al Quirinale la via d’uscita. La scelta del Mattarella bis, la più prevedibile e giusta nella condizioni date, “sospende” ogni tentativo. Almeno per il momento. Questa è la sostanza; il resto mi pare posizionamento per provare ad avere forza nel prossimo Parlamento, per entrarci, con un terzo di scranni in meno. In questo scenario la sinistra e la destra devono ricollocare la propria funzione e missione, riagganciarla al futuro del Paese. Non c’è dubbio che il Pd ne esce meglio, ma pensare che tutto sia scontato e che nel Paese non sia cresciuta una maggiore frattura con la politica sarebbe un errore. Eviterei di commentare la sera delle elezioni: “Siamo arrivati primi ma non abbiamo vinto”.

