Paesaggio, ambiente, territorio tra politica urbana e industriale

Le radici storiche e le testimonianze archeologiche permettono la differenziazione del territorio nel suo paesaggio naturale attraverso le varianti operate dalle attività dell’uomo, così come dell’ambiente in cui scorre la vita. Ogni regione ha un suo patrimonio paesaggistico, ambientale e territoriale.  

L’idea di paesaggio di come la intendiamo oggi in senso moderno non esisteva nel secolo XVI, era piuttosto quella di territorio o ambiente legato essenzialmente alle capacità di fornire determinate risorse e alla produzione economica, non certo alla sua fruizione estetica. Le prime descrizioni letterarie del territorio a partire da Teofilo Folengo nel suo poema Baldus così come il protomedico Pantaleone da Confienza con la Summa di certosini e marzolini o in alcuni Manuali a uso dei viaggiatori forestieri lo testimoniano, descrivendo piuttosto una geografia umana condita da narrazioni che vanno dal fantasioso a stereotipi popolari riferiti ai costumi degli abitanti. La nostra penisola e il resto d’Europa, citando Piero Camporesi, erano la miniera del mondo in cui si affaccendavano artieri, inventori e impostori. Da Vannoccio Biringuccio a Cipriano di Piccolpasso, maestri uno nell’arte mineraria l’altro in quella ceramica, o nell’arte vetraria come Antonio Neri. È solo a partire dalla seconda metà del Settecento che si scopre il paesaggio del Bel Paese con un interesse estetico. I numerosi forestieri che iniziano il Gran Tour attraverso il nostro territorio nei decenni a seguire con i loro diari ce ne offrono un esempio indiscusso, dal Nord al Sud.

Qualcosa di profondamente differente accade ai nostri giorni in particolare per quanto riguarda il meridione. Nel caso specifico della Basilicata, le parole paesaggio, ambiente e territorio, che potrebbero apparire sinonimi da un punto di vista lessicale, sono divenute antinomiche e lo sono tutt’oggi a causa delle scelte politiche e industriali scellerate messe in opera.  Una fra le regioni più piccole, caratterizzata da un’antropizzazione in fase decrescente, diventa ricca di parchi naturali pur essendo priva di strutture moderne adeguate, a causa anche della sua orografia irregolare tra dissesti idrogeologici che si perdono nella notte dei tempi e mastodontici impianti di estrazioni petrolifere e industriali allocati in zone tra le più idonee e a vocazione agricola del territorio lucano.

Il paradosso è invece nella crassa ignoranza del nostro passato storico simulando un’inconsistente ricerca identitaria da parte di tutti e soprattutto delegando una classe politica amorfa che si pavoneggia e spadroneggia tra miraggi turistici virtuali, esposizioni fieristiche estemporanee, paladina del mito dei tanto rabberciati attrattori. Non si capisce in cosa consista l’ergonomia e la potenzialità di siffatte operazioni. Amare la propria terra non basta per potersi immaginare un futuro accettabile, avere fiducia in se stessi serve solo per sopravvivere in qualche modo, disilludersi o trasferirsi altrove!

Michele Vista
Michele Vista
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