Mi astengo, quindi sono

In una democrazia rappresentativa i parlamentari rappresentano, appunto, il popolo nelle camere, lì, cioè, dove si fanno le leggi e si controlla l’operato del governo. Non è previsto un vincolo di mandato, proprio perché il parlamentare ha un rapporto diretto con il popolo che lo elegge, non col partito che lo candida.

Quindi, anche se cambia casacca, come in maniera ruvida si dice, non smette di rappresentare il popolo.

Tutto ciò prevede, però, che il popolo possa scegliere il suo rappresentante, e non trovarselo bello e pronto, scelto da altri.

Poi sono arrivati i saggi a dirci che quel rapporto diretto fra parlamentare e votanti, era fonte di scambio, tipo un favore per un tot di voti. Il che rafforzava il singolo parlamentare che, ricco di consensi anche per i servigi offerti, imponeva le sue ragioni al partito. Così si racconta andasse avanti la prima repubblica.

Talchè, senza imporre il vincolo di mandato, il legislatore ha deciso che i parlamentari dovevano essere scelti dai partiti che, così, potevano mandare in Parlamento i più bravi e onesti a discapito dei corrotti o comunque dei cacciatori di consenso non altrettanto bravi a fare il lavoro connesso alla funzione.

E’ storia recente quella dei partiti che invece di imporre i bravi, hanno imposto i cani fedeli, i portaborse, i servi, ovvero i meno raccomandabili, tenendo sempre nell’armadio i seri e bravi che, semmai, hanno una testa e un’idea (orrore!), ottimi da mettere in mostra solo ai convegni e ai sempre più rari congressi.

Il risultato finale è un livellamento sotto la soglia del minimo sindacale della qualità del Parlamento, incapace di fare il mestiere previsto nella Costituzione, favorendo l’accentramento di ogni vero potere nelle mani del governo.

Quindi della democrazia rappresentativa dalla quale siamo partiti siamo finiti nelle mani di un Draghi, per giunta senza controllo alcuno.

Altro risultato è l’aumento degli astenuti, cosa che a una democrazia che si presume ancora rappresentativa fa male assai, meno a una democrazia presidenziale, perché in questa il popolo elegge direttamente il presidente, e non solo i presunti rappresentanti, quindi partecipa veramente.

Le logiche poste alla base della nostra democrazia, insomma, sono tutte saltate.

Meloni ha stravinto le elezioni, ma è sola, perché non ha costruito una classe dirigente adeguata, non l’ha formata, anzi, ha dovuto raccattare tutto quello che le arrivava, senza filtrarlo. Questo è un deficit importante, forse colmabile, ma ci vuole tempo. Nel frattempo non so come farà.

Certo, molti dicono che ci sarà Draghi alle spalle, ma voglio sperare di no: l’Italia ha premiato chi era contro Draghi e chi lo ha fatto cadere, ritrovarselo lì a muovere i pupazzi sarebbe il massimo e non credo che Meloni auspichi per se stessa un futuro da burattino, anzi, temo che la vanità possa diventare il rischio numero uno.

A ogni modo gli strumenti sono sempre gli stessi e pure le persone, alla fine, quindi non dovrebbe cambiare granché. Mancano le idee. Arriveranno? Sembra impossibile stante il panorama generale che squallido era e squallido è rimasto. Sono sempre gli stessi attori, magari qualcuno dalla regione è arrivato al senato, ma quello è il materiale umano. Rimane comunque il piacere di vedere la supponenza che ringhia, poca roba, ma questo c’è.

Il miracolo non accadrà, ma potrebbe andare meglio lo stesso, per esempio potrebbe non piovere, e sarebbe già tanto.

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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