È vero, è passato molto tempo da quando, da bambino, per un dolore, una contusione, una distorsione o un piccolo incidente, trovavo conforto nelle braccia calde e accoglienti di mia madre, della nonna o di una zia. Loro mi strofinavano la parte dolorante con il palmo della mano e recitavano la formula magica del “sana sana”, che diceva così:
“Sana, sana, sana,
uòi è rottë
e crai è sanë.”
(Guarisci, guarisci, guarisci, quel che oggi è rotto, domani tornerà intero.)
Il dolore svaniva immediatamente. Oggi, invece, la situazione è molto più complicata: Diclofenac, Momentol, Moment Act, trik, trik trak… e via dicendo.
Va meglio oggi? Va peggio? Non ne ho idea. Tuttavia, è innegabile che da bambino la formula che mia madre recitava funzionava davvero.
Era il potere della gioventù, l’effetto placebo o una vera e propria formula magica? Sì, doveva essere davvero “magica”, e con un’origine in epoca remota, visto che tale consuetudine è presente in altre aree del meridione, ma anche nelle regioni del nord Italia, anche se qui le cadenze e i riferimenti sono di altro genere:
“Medicina medicina,
un po’ di cacca di gallina e un po’ di gatto
e domattina è tutto fatto.”
La versione di Pignola, certamente più semplice, trova invece una certa rispondenza più con la filastrocca particolarmente diffusa in alcune aree della Spagna, ove si recita:
“sana sana, colita de rana,
sin non sanas hoy
sanaràs mañana.”
(Sana sana codina (o sedere) di rana se non sana oggi, sanerà domani.)
Dello stesso tenore appare essere anche la seguente versione registrata in Sardegna:
“Sana sana, mandigu de rana,
mandigu de pudda,
a cando a cras non b’at pius nudda.”
(Guarisci guarisci, pancia di rana, pancia di gallina, e domani non ci sarà più nulla.) È da dire che la presenza di elementi comuni, anche tra aree geografiche così distanti tra loro, suggerisce l’esistenza di radici profonde e di contaminazioni culturali condivise. Vero è che le filastrocche di guarigione sono generalmente dei componimenti semplici, ricche di rime, essendo destinate ai bambini, ma è anche vero che esse utilizzano parole magiche e rituali orali che sono testimonianza di antiche tradizioni e di pratiche popolari tramandate nel tempo.

