La Scienza moderna nell’Arte musicale di Antonio Infantino

Sono ormai passati cinque anni dalla sua scomparsa, ma rimane vivo il ricordo di una personalità di rilievo singolare nell’interpretazione della musica fatta di percussioni e vibrazioni che rimandano a suoni ripresi dalla civiltà millenaria del mondo contadino, innescando sensazioni in un ritmo frenetico e coinvolgente. Come lui stesso era solito sottolineare, servendosi di strumenti musicali semplici come i cuba cuba, dei tamburi a frizione con un’onda sonora la cui frequenza è dell’ordine di circa sette kilohertz, simile a quella delle api nella loro danza, che costituisce un vero e proprio linguaggio in armonica simbiosi con il suono dei tamburelli e della chitarra.  

Attraverso una ricerca pratica e teorica di oltre quarant’anni sulla Tarantella e il Tarantismo, ne ha interpretate  le origini remote ma al tempo stesso attuali, contestualizzandole dal punto di vista  storico, filosofico e antropologico. Riferimenti precisi alle antiche civiltà orientali e in particolare alla Magna Grecia e a quell’arcana terra chiamata Enotria a cui si sentiva di appartenere. Teorie formulate dagli antichi filosofi greci da Eraclito a Parmenide nello sviluppo della scienza intesa come conoscenza, da Pitagora ad Aristosseno nelle differenze concettuali della nozione d’intervallo musicale, nel definire i moduli di un tetracordo nella scienza armonica della Grecia antica, alla ricerca di un giusto equilibrio tra λόγος e ασθησις, tra ragione e percezione.

Ed ecco il riproporsi della sua voce nel ritmo in crescendo della taranta: tutto è Uno, Uno è tutto, nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si combina e vola e va. Siamo fatti di atomi nel cui nucleo troviamo neutroni, protoni formati da particelle subatomiche dette quark, mentre intorno si muovono gli elettroni che interagiscono reciprocamente e si combinano con altri atomi tra forze magnetiche attrattive e repulsive o di legame di vario tipo assumendo valori quantici di energia associati a determinati livelli detti orbitali.

La trama della realtà fisica del mondo è formata da campi energetici, regioni dello spazio soggette a delle forze, da quello magnetico terrestre che fa ruotare l’ago della bussola verso Nord, a quello elettromagnetico come la luce, o gravitazionale detto anche spaziotempo, soggetto alla forza di gravità. Alla natura corpuscolare della materia, della luce e del calore viene riconosciuta una natura ondulatoria con frequenze interferenti che possono sovrapporsi. Flussi energetici che scorrono in una circolarità vorticosa tra forze magnetiche destrorse e sinistrorse, veri salti quantici, come nella danza frenetica e coinvolgente della tara…tara…tarantella, in cui movimento, suono, calore diventano una sola unità.

La realtà dell’universo non può che essere l’universo stesso nel suo complesso, indivisibile e Uno secondo un’idea vecchia di tre millenni, che oggi stranamente nel profondo stallo gnoseologico in cui si ritrova la fisica moderna, potrebbe fornire la soluzione. La descrizione dell’universo scomponendo all’infinito le particelle subatomiche descritte dalla meccanica quantistica è impossibile senza che si perdano alcune informazioni essenziali ma si deve partire dall’universo stesso. Si tratta pur sempre di esperimenti circoscritti fatti con giganteschi acceleratori di particelle, dato che lo stato quantico di ogni costituente dipende istantaneamente dallo stato degli altri costituenti che si influenzano reciprocamente, fenomeno definito entanglement (che potrebbe tradursi intrecciato strettamente) una correlazione tra due particelle che Albert Einstein aveva già notato definendolo “azione fantasma a distanza”, studiato per prima da Erwin Schròdinger e che oggi conosciamo in maniera più approfondita. Se poi questo entanglement lo applichiamo all’intero universo, occorrerà rifarsi al frammento Eracliteo dell’Uno.

Il pregevole cofanetto in cinque CD, pubblicato nel 2006 dal titolo ANTHOLOGY of TARANTA & TARANTELLA. INITATION into THE TARANTELLA and TARANTISM, consente di apprezzare l’immenso e polivalente spessore culturale del cantore lucano che può a buon diritto affiancarsi al poeta suo concittadino Rocco Scotellaro.

Michele Vista
Michele Vista
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