La politica del passerotto

S’ì fossi opposizione arderei ‘l mondo. E quanto mi viene da pensare guardando alla Regione Basilicata e pensando a Cecco Angiolieri. Diamine, non ne azzeccano una, pasticciano sulle domande del gasgratischegratisnonè, nella maggioranza litigano che è una bellezza, migrano da un partito all’altro come mosche da una pietanza a un’altra, fanno selezioni di direttori generali regolarmente denunciate, la sanità è a pezzi e, ciliegia sulla torta, vengono indagati pesantemente, arrestati e costretti a non mettere piede in regione e l’opposizione fa spallucce?

E cosa vogliono di più? Le dimissioni in blocco?

Fare opposizione è già facile, non hai responsabilità di governo, ti basta studiare le carte e vedere cosa non va, infine fra le mille cose che regolarmente non vanno, piantare un casino per almeno cinque o sei di queste. Sempre che tu non voglia andare oltre, diciamo, stando pure comodo e senza sudare più di tanto. Bene. In Basilicata è facilissimo, l’opposizione ha un’autostrada senza limiti di velocità. E loro cosa fanno? Roba da non credere, una timida mozione di sfiducia da parte, peraltro, di soli due consiglieri.

Qualcosa non torna.

In democrazia funziona che mors tua vita mea, il confronto la alimenta, lo scontro.

Pannella parlava e straparlava del consociativismo. Ebbene quale esempio migliore della Basilicata?

Consociativismo, ovvero, dammi un osso così non mordo. E questo nella migliore delle ipotesi.

Quella più scadente, di ipotesi dico, è: meglio finire il mandato chè qua nessuno è certo della pagnotta se si va a elezioni.

Se fossi opposizione insomma, io, che evidentemente non ho capito nulla della politica del passerotto (uguale al cibarsi delle briciole che avanzano dalla tovaglia), rivolterei le poltrone, le scrivanie, gli armadi, per pretendere chiarezza, sapere cosa è successo passo per passo, dai tamponi alla delibera che tagliava 12 milioni all’ospedale, alla questione ospedale di Lagonegro, alle nomine negli enti satellite.

Ho chiesto, per iscritto, of course, per esempio, che si riguardasse la nomina del direttore generale Arpab, visto che non escono fuori le schede che hanno esaminato i curricula, così invitando l’opposizione come dire a nozze e la risposta, quando c’è stata, è stata magnifica, cioè si sono appellati a norme regolamentari non attinenti, invece di chiedere una indagine. Come dire, noi non faremo nulla. E perché? Evidentemente c’è un motivo, ma non deve essere bello.

Insomma: inettitudine o consociativismo, tipo dammi un ente e tutto va bene?

Orbene, la democrazia funziona se l’opposizione fa l’opposizione, non se fa il passerotto. Se cinguetta non è democrazia, ma qualcos’altro di melmoso, maleodorante che, cavolo, non può chiamarsi sempre democrazia, ma deve avere un altro nome!

Tipo fetentocrazia, mi vien da dire.

Ecco “fetentocrazia”, forza, registrate il brevetto e vendetevi il modello, farà gola a molti. In tanti ci provano ma così perfetta, la fetentocrazia non si vede spesso.

Aspetta, cosa sento? “Cip Cip”, ohhhh, l’opposizione protesta, “Cip Cip”, getta le briciole sul balcone, forza.

-Toh, guarda come sono felici, hanno spazzolato via tutto!

Luciano Petrullo
Luciano Petrullo
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