Il Green Pass? Una questione di igiene culturale

La Stella d’Italia, conosciuta popolarmente come Stellone è la stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, risalente all’antichità greco-romana quando Venere, associata all’Occidente come stella della sera, venne assunta ad identificare la penisola italiana. La Stella d’Italia viene rievocata anche dall’emblema della Repubblica Italiana, dove è sovrapposta a una ruota dentata d’acciaio, il tutto contornato dai rami dei nostri alberi più rappresentativi: la quercia e l’ulivo. Da un punto di vista allegorico, la Stella d’Italia rappresenta metaforicamente il futuro dell’Italia. Il suo valore unificatore è pari a quello della bandiera tricolore italiana. Dal 1947 la Stella d’Italia è inserita al centro dell’emblema della Repubblica Italiana, che è stato disegnato da Paolo Paschetto e che è il simbolo iconico identificativo dello Stato italiano. Non tutti sanno che nelle 5 punte della stella pentagonale erano riportate 5 lettere (greche) a costituire la parola Hyghieia (Igiea = salute o salvezza) considerata da Pitagora, al quale dobbiamo appunto la nostra stella, il Bene supremo dell’essere umano. Questo simbolo (con la parola Salute) dunque, accompagnava i pitagorici durante tutta la giornata, dal momento in cui si alzavano, alle prime luci dell’alba, fino a sera quando si ritiravano nella propria stanza. Esso si trovava pure nella sala dove i discepoli di Pitagora consumavano i pasti frugali ed alla fine di ogni pasto, il più anziano ricordava ai fratelli le cinque regole fondamentali di “giusta vita” che corrispondevano alle cinque punte del Pentagramma:
1) esiste una sottile magia che unisce tutti gli esseri viventi e rispetta tutto ciò che vive;
2) impara a nutrire solamente pensieri buoni;
3) vieni in aiuto alle leggi e combatti l’illegalità;
4) rispetta solamente gli altari incruenti e offri (agli dei) i profumi della natura;
5) studia attentamente i presagi, le profezie e tutti i segni spontanei e ricordati che nulla avviene per caso.
Dal nome Igiea, la Dea della salute, deriva la parola igiene. Per Pitagora e i suoi allievi la stella significava essenzialmente ARMONIA-SALUTE-DISCIPLINA come risultato di regole certe in grado di generare una…salute pubblica. Con parole che oggi potrebbero sembrare incomprensibili ricordiamo che la sapienza politico-medica pitagorica era ottenuta mediante l’iniziazione completa ai misteri divini, un’iniziazione che comprendeva l’acquisizione sia dell’arte medica che dell’arte politica, il possesso unificato di queste arti costituiva il fondamento per l’attuazione del Bene nei domini personale e civile. Se però sostituiamo alle parole in corsivo rispettivamente, formazione, scienza e competenza ecco che il programma pitagorico ci apparirebbe meno estraneo e in pratica più attualizzabile (nel senso di attuale e realizzabile). Ricordiamo ancora che Platone, quale esemplare continuatore del magistero pitagorico elaborò in maniera compiuta la prima filosofia politica di tipo religioso e tradizionale, nella quale si mostrava la corrispondenza esistente fra la città e la persona, fra la giustizia civile e la giustizia dell’anima: fra il Bene Pubblico e il bene personale. Aristotele, da ultimo, riaffermò decisamente l’unità inscindibile dell’ordine civile e dell’ordine personale, ed individuò nella città giusta il solo ente nel quale può essere attuata la pienezza del Bene Pubblico e privato. Lo Stagirita ribadì che solo nella città sapientemente regolata è possibile evitare la sovversione prodotta dall’individualismo umano e la deviazione in senso materiale della persona e della società. Secondo il filosofo ogni energia deve essere spesa per difendere un ordine (politico, sociale o religioso) equo. In questo modo ogni persona sarà messa nella condizione di attuare il vero Bene personale, in accordo con la realizzazione del Sommo Bene comune. Tutto quanto fin qui ricordato come se fosse un sogno ci riporta però a questi tempi di pandemia, di vaccini sì e vaccini no, di green pass da esibire o meno, di libertà individuali e responsabilità collettive; ci risveglia cioè in quello che Roberto Calasso definiva il nostro innominabile attuale, una realtà cioè (stra)fatta di nomi senza più significato, di numeri senza più misura e di ideologie senza più arte politica. Se concludessimo dicendo, come sognato da Pitagora in poi, che il bene primario è la salute, questo spiegherebbe, molto meglio di qualunque tweet, post, tabella o editoriale, che:
1) il legislatore (sebbene meno pitagorico e platonico di un tempo) avrebbe dovuto provvedere (senza ambiguità) a rendere obbligatorio il vaccino;
2) né le imprese né i sindacati (sebbene più o meno di destra e più o meno di sinistra di un tempo) possono mostrarsi ambigui in una questione primaria come questa.
E questo spiegherebbe anche perché bisogna decisamente tornare a potenziare l’istruzione, la scuola, la formazione: non solo andrebbe fatto per ritornare un po’ a sognare ma anche per ricordare che per lavorare bisogna prima di tutto salvaguardare il bene primario “stampato” sulla stella a cinque punte.

Giuseppe Ferrara
Giuseppe Ferrara
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3 commenti

  1. E’ senza dubbio interessante l’accostamento del tanto chiacchierato green pass, di questi giorni, al concetto pitagorico della salute dell’uomo ma è altrettanto importante nel linguaggio prestare attenzione al significato delle parole. Accostare il termine igiene (bene l’excursus sui riferimenti alla mitologia greca) all’aggettivo “culturale” mi sembra alquanto eccessivo e sproporzionato se si considerano i riferimenti storici negativi a cui si va incontro. Credo sia utile ricordare quanto scriveva il matematico Federico Enriques nel 1906 a proposito del linguaggio ”…il linguaggio, del quale ci serviamo per esprimere i nostri pensieri, è, in fin dei conti, un sistema di rappresentazione simbolica delle cose. Poiché esso fornendoci un processo di schematizzazione, risalente per gradi all’espressione di fatti più generali, ci permette di ragionare intorno ad idee astratte, molto lontane dalla realtà immediata che cade sotto i nostri sensi. Ma l’uso di questo potente strumento che viene in aiuto alla debolezza del nostro intelletto, non è esente da pericoli. Prendendo il volo verso le alte regioni del pensiero, si corre il rischio di dimenticare il significato delle parole, che diventano vuote di senso appena che cessino di rappresentare le cose. Giunti a questo punto, nulla è più facile che operare formalmente sui simboli, mentre lo sviluppo del pensiero tendente alla generalità non trova più alcun freno nel mondo concreto, a cui resta estraneo. Se dunque non si vuole smarrirsi in un sogno vuoto di senso, non si deve dimenticare la condizione suprema di positività, per cui il giudizio conoscitivo deve affermare o negare, in ultima analisi, dei fatti particolari o generali…”.

    • …dal commento ho imparato è davvero compreso perché i titoli dei pezzi giornalistici vengono stabiliti dai direttori. Evidentemente questo dimostra che non sono un giornalista e men che meno un direttore. Mi rendo conto delle evocazioni storiche che la parola igiene abbinata a cultura possano produrre. Forse avrei dovuto utilizzare per il mio titolo l’altro significato del termine greco hyghiea :”salvezza” . Mi sarei salvato anche io. ????

    • …dal commento ho imparato è davvero compreso perché i titoli dei pezzi giornalistici vengono stabiliti dai direttori. Evidentemente questo dimostra che non sono un giornalista e men che meno un direttore. Mi rendo conto delle evocazioni storiche che la parola igiene abbinata a cultura possano produrre. Forse avrei dovuto utilizzare per il mio titolo l’altro significato del termine greco hyghiea :”salvezza” . Mi sarei salvato anche io. ????

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