di asterisco
Nel nostro paese è ormai diventata un’abitudine a dir poco virale, da parte dell’intera classe politica, duellare alla meno peggio e obbedire al culto di un’immagine dialettica del confronto in salsa salottiera, rispetto a quello che una volta accadeva in un tradizionale e regolare congresso di partito. Di regola, si potrà affermare che i tempi mutano, altra cosa è l’assuefazione a una contesa politica fatta di continui flash back e null’altro.
In un passato, non molto lontano, si scomodavano immagini scelte in maniera ossimorica o paradossale dal linguaggio propriamente scientifico, tipo convergenze parallele di buona memoria, si ha oggi la sensazione di una classe politica che non si renda conto del concetto di simmetria, intesa come proporzione tra le parti, ma nel rispetto delle leggi dell’ottica, pura e semplice specularità. Gli schieramenti politici contrapposti dopo una qualsiasi consultazione elettorale, dimostrano da sempre una non sovrapponibilità, al pari delle nostre mani, che pur non essendo uguali, si equivalgono. La confusione totale nel linguaggio e nei ruoli di chi ha responsabilità governative e di chi sta all’opposizione, è un’evidente anomalia apparentemente simmetrica.
Vorremmo rammentare che in natura tutto accade per una rottura di simmetria, diversamente i consessi dialettici nelle reality politiche nostrane, non ce ne voglia il commissario M…, son solo una rottura di cambasisi! Né tanto meno vogliamo scomodare la teoria dei campi e delle sue possibili estensioni spaziali, con il rischio di cascare in un buco nero o bianco, che dir si voglia, se non addirittura policromatico causa l’incipiente daltonismo da cui sono affetti un po’ tutti!

