Cancro polmone: nuovo approccio per attivare il sistema immunitario

Identificato un meccanismo con cui una classe di farmaci già in uso è in grado di stimolare la risposta antitumorale del sistema immunitario
Gli inibitori della topoisomerasi 1 sono una famiglia di farmaci antitumorali già in uso in clinica, che potrebbero avere un meccanismo d’azione aggiuntivo oltre a quello, già noto, con cui danneggiano il DNA delle cellule tumorali causandone la morte. Tali farmaci sembrano essere anche in grado di attivare il sistema immunitario contro il cancro, secondo la scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna guidato da Giovanni Capranico. I risultati della ricerca sostenuta da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro sono stati pubblicati sul British Journal of Cancer.
“Questi farmaci, di cui alcuni sono in uso da tempo e altri sono in fase di sviluppo, sono ben noti per avere un’attività citotossica”, ossia in grado di uccidere le cellule tumorali, spiega Capranico. “Noi abbiamo provato a capire se essi potessero avere anche un altro effetto, di stimolo del sistema immunitario.”
I ricercatori hanno studiato in laboratorio i possibili meccanismi in quattro diversi tipi di tumori polmonari, di cui tre non a piccole cellule (l’adenocarcinoma polmonare, il carcinoma spinocellulare e il carcinoma neuroendocrino a grandi cellule) e uno a piccole cellule (il cosiddetto microcitoma). Il gruppo ha condotto esperimenti con cellule tumorali in coltura e ha inoltre interrogato database con informazioni genetiche tratte da caratteristiche cliniche di pazienti.
“Abbiamo così scoperto che, in questi tipi di tumore, gli inibitori della topoisomerasi 1 stimolano dei geni che a loro volta mettono in moto un meccanismo di attivazione del sistema immunitario contro le cellule tumorali. Nel meccanismo sono coinvolti anche alcune citochine e interferoni” dice ancora Capranico. “In questo processo, hanno un ruolo di primo piano un gene denominato Sting e la rete di molecole a esso associata.”
La scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi utilizzi di questi farmaci: “Premesso che occorreranno studi preclinici e clinici per consolidare i dati ottenuti, è tuttavia possibile immaginare che l’approccio possa essere utilizzato non solo per combattere direttamente il cancro, ma anche per potenziare i trattamenti immunoterapici in uso, come quelli con cellule CAR-T o con gli inibitori dei checkpoint immunitari” ipotizza Capranico. “Se l’ipotesi fosse confermata, i farmaci potrebbero essere usati per stimolare il sistema immunitario anche per combattere altri tipi di tumori.”
I risultati hanno anche mostrato che non tutti i tipi di neoplasie reagiscono allo stesso modo agli effetti di queste molecole. Nel tumore al polmone a piccole cellule, in particolare, gli inibitori della topoisomerasi 1 non sembrano in grado di attivare il sistema immunitario contro il cancro.
“In questi tumori” spiega il ricercatore “il meccanismo di stimolazione è inceppato, soprattutto a causa della bassa espressione del gene Sting.”
Quest’ultima scoperta potrebbe spiegare la scarsa risposta di questa neoplasia alle immunoterapie, oltre a fornire un nuovo bersaglio per mettere a punto strategie terapeutiche che riattivino la risposta del sistema immunitario contro le cellule tumorali.

Fonte: Topoisomerase I poison-triggered immune gene activation is markedly reduced in human small-cell lung cancers by impairment of the cGAS/STING pathway.

radionoff
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