La disciplina della merceologia nasce dal bisogno di tutelare e controllare il mercato di ogni prodotto messo in vendita, e ha un importante risvolto nell’economia e nel sociale. Per quel che riguarda l’alimentazione, accade il più delle volte che prevalga un puro interesse commerciale non sempre in armoniosa combutta con la qualità della merce.
Da decenni l’esponenziale crescita del benessere legato ai consumi alimentari, sempre più diversificati nel mercato globalizzato, è piena di contraddizioni che ingannano il consumatore attraverso bizzarri fraintendimenti pubblicitari. Il termine naturale viene stravolto secondo regole merceologiche capziose se non proprio ambigue. Alla crescita del consumo dei cibi processati o ultra processati si affianca il fiorente mercato dei superfood, con un rilevante ritorno economico per la grande distribuzione, all’insegna del naturale imbellettato di crismi arcaici di un fantasmagorico e immaginario passato, nella totale ignoranza della sproporzione dei valori nutrizionali e salutistici di questi cibi, da definire piuttosto e a ragione super… flui!
A prescindere dall’importanza sociale ed economica che nei decenni hanno avuto le spezie, la vera moneta corrente nei mercati, e le relative guerre per assicurarsene il monopolio, oggi che si conoscono con esattezza le percentuali esatte dei princìpi attivi contenuti nelle tante specie botaniche sparse nel nostro pianeta al di qua e al di là dell’equatore, prevalgono interessi competitivi dettati da mode estemporanee. Il bisogno del nostro organismo di antiossidanti, anticolesterolemici, vitamine ecc. viene amplificato in modo abnorme ricorrendo in definitiva a prodotti provenienti da paesi lontani, detti una volta esotici, laddove anche con percentuali maggiori sono presenti in frutti e ortaggi più comuni.
Due esempi chiarificatori: la vitamina k utile come fluidificante e antiaggregante del sangue e alla salute delle ossa, assai comune nelle prugne secche si preferisce assumere da una bacca dell’America meridionale detta aronia melanocarpa o sorbo nero, invece la vitamina c presente in molti frutti come arance, peperoni, fragole, da una bacca amazzonica detta camu camu. Si obbedisce inconsciamente a una pura e semplice operazione ingannevole di marketing, in barba all’importanza effettiva dei valori percentuali nel computo nutrizionale e salutistico di cui tener conto!

