Vitamine sono utili solo in caso di carenze documentate

I multivitaminici, e in particolar modo la vitamina E e il betacarotene, non servono a prevenire il cancro o malattie cardiache nei soggetti sani. La notizia è di quelle che potrebbe far tremore i polsi ai direttori delle aziende produttrici di integratori alimentari, che in Italia fatturano qualcosa come 3,7 miliardi di euro, in pole position rispetto al resto d’Europa. Ad affermare l’inutilità degli integratori per chi è in salute è la US Preventive Services Task Force (USPSTF), un gruppo volontario indipendente di esperti nazionali (Stai Uniti) nella prevenzione delle malattie e nella medicina basata sull’evidenza. La task force ha commissionato una revisione delle prove sull’efficacia degli integratori (di singoli nutrienti, coppie di nutrienti funzionalmente correlati o multivitaminici) per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, cancro e mortalità nella popolazione adulta generale, sana, non gravidanza. E ha valutato anche i danni derivanti dalla supplementazione. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica JAMA e, in estrema sintesi, sottolineano la mancanza di evidenza robuste che giustifichino l’impiego di integratori tra la popolazione sana.
Le vitamine (p. es., le vitamine A, C, D, E e K e le vitamine del gruppo B) sono gruppi di composti organici chimicamente diversi, essenziali per mantenere il normale metabolismo. I minerali (ad es. calcio, ferro e zinco) sono sostanze inorganiche di cui anche uomini e donne hanno bisogno per mantenere le proprie funzioni. Vitamine e minerali possono essere combinati, con o senza altre sostanze, in integratori multivitaminici o multiminerali. Secondo i dati del National Health and Nutrition Examination Survey del Centers for Disease Control and Prevention Copdegli USA,il 52% degli adulti statunitensi intervistati ha riferito di aver utilizzato almeno 1 integratore alimentare nei 30 giorni precedenti l’intervista e il 31% ha riferito di aver utilizzato un integratore multivitaminico-minerale. Il motivo più comunemente citato per l’utilizzo di integratori è per la salute e il benessere generale e per colmare le lacune nutrizionali nella dieta. È stato dimostrato che l’infiammazione e lo stress ossidativo hanno un ruolo sia nelle malattie cardiovascolari sia nel cancro e gli integratori alimentari possono avere effetti antinfiammatori e antiossidanti, ma fino a che punto e quanto differiscono dalle vitamine apportate dagli alimenti?
Non solo non servono, ma alcuni integratori possono essere nocivi per chi non ha carenze. Ad esempio, l’uso di beta-carotene da parte di persone che fumano tabacco o hanno un’esposizione professionale all’amianto può aumentare il rischio di incidenza del cancro al polmone. Gli integratori di vitamina A possono ridurre la densità minerale ossea e dosi elevate possono essere epatotossiche (causare danni al fegato) o teratogene (causare danni al feto). La vitamina D, in dosi elevate, può aumentare il rischio di ipercalcemia e calcoli renali. Il punto è che, come rimarca la task force, ad oggi non ci sono evidenze robuste e di lungo periodo sugli effetti benefici delle vitamine nella popolazione sana.
Tutto quanto affermato fino a qui si applica alle persone sane, adulte, non in gravidanza. Per chi invece aspetta un bambino, per chi sta pianificando una gravidanza, per i bambini e i soggetti fragili e malati cronici, gli integratori possono essere utili. In questo senso, l’USPSTF ha anche pubblicato diverse raccomandazioni relative all’integrazione di vitamine e minerali, tra cui vitamina D, calcio o supplementazione combinata per prevenire le fratture negli adulti, supplementazione di vitamina D per prevenire le cadute negli anziani che vivono in comunità, e acido folico per prevenire difetti del tubo neurale in persone che stanno pianificando o sono in grado di gravidanza. In ultima analisi, come confermato anche dalla Linee Guida 2020-2025 del Dipartimento della salute degli Stati Uniti, i bisogni nutrizionali dovrebbero essere soddisfatti principalmente attraverso cibi e bevande ricchi di nutrienti.
Secondo diversi esperti che hanno commentato le raccomandazioni della USPSTF, l’eccessivo uso di vitamine rispetto alla reale necessità è da ricercarsi nell’aggressiva pressione commerciale che annulla la corretta informazione su cosa serve davvero: seguire una dieta sana e praticare esercizio fisico con regolarità dovrebbero essere sufficienti a colmare qualsiasi apparente carenza vitaminica. Per altri esperti, l’abuso di multivitamici anche nei soggetti sani ha una base psicologica, su cui le campagne marketing degli integratori basano il loro successo: è più facile assumere un integratore che correre trenta minuti ogni giorno o seguire un regime alimentare che non permette di sgarrare. Con “la pillola” si ha la sensazione di aver fatto il proprio dovere verso la propria salute.

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