Verso l’unità europea: la visione di Brigante

Nel momento in cui si fa aspra la polemica, aperta in maniera surreale, sul “Manifesto di Ventotene”, che oggi a ragione viene considerato come un pilastro e fonte di ispirazione della costituzione dell’Unione Europea, appare interessante recuperare e riproporre anche alcuni interventi “minori” che, per certi versi, si dimostrano precursori di quanto si verificherà in futuro.

Tra questi spicca l’analisi del giudice Saverio Brigante (Pignola 1875- Roma 1960) presentata in occasione del “Concorso Internazionale” indetto dall’americano E. Filene, con il titolo: “Con quali mezzi è possibile assicurare la pace e ristabilire la prosperità in Europa mediante la cooperazione internazionale”.

Per consentire una valutazione più consona, di quanto Brigante espone, è necessario delineare lo scenario in cui questa analisi si innesta: ci troviamo nel 1924, un periodo in cui l’Europa sta ancora affrontando le conseguenze devastanti della prima guerra mondiale, e Brigante ricopre il ruolo di Presidente della Corte d’Appello di Catanzaro.

Nel suo intervento intitolato “La Paneuropa”, Brigante sostiene che l’unica condizione per dare al continente un futuro di pace e di prosperità è l’Unità Europea, in quanto eventi di rilevanza globale non possono più essere influenzati dalla volontà dei singoli, ma è necessario superare ogni confine per creare una Casa Madre più inclusiva.

La storia, dice Brigante, ci insegna come l’unificazione dell’Europa sia stata in parte realizzata in passato, grazie a Roma e ad altri imperatori, ma è stata sempre motivata da un desiderio di potere e ogni volta che un imperatore è caduto, l’impero si è disgregato, lasciando l’Europa vulnerabile a conflitti interni. Bisogna imparare dal passato, asserisce Brigante, ma, a quanto pare, nemmeno la cruenta esperienza della Grande Guerra ha insegnato nulla ai Capi di Stato: dopo il sanguinoso conflitto, non si è avuta la pace che ci si attendeva, ma ancora tensioni e crisi. È il momento, pertanto, che Libere Nazioni Europee lavorino insieme per l’unificazione.

È giunto il momento di “eccitare, favorire, diffondere la fede unitaria, da cui sgorga poi un moto travolgente, e deve essere oggi compito non di pochi pensatori, di singoli volenterosi, ma di scuole, di organizzazioni, di partiti, di governi illuminati.

L’Italia, a parere di Brigante, è in una posizione ideale per guidare l’unificazione europea, grazie alla sua esperienza storica risalente all’antica Roma e al fatto di non trovarsi tra le nazioni sconfitte nella prima Guerra Mondiale, il che la libera dai sospetti di avviare questi processi cercando rivincite. L’Italia, nonostante le evidenti contraddizioni interne, secondo Brigante può svolgere efficacemente questo ruolo, ma per garantire stabilità e pace una volta unita, l’Europa deve poi essere in grado di adottare misure all’altezza del compito.

Per Brigante una Europa Unità non potrà prescindere da questi principi:

  1. Obbligatorietà del lavoro: riconoscere il lavoro come diritto fondamentale determinerà la fine della schiavitù.
  2. Tutela della proprietà privata e socializzazione: equilibrio tra proprietà individuale e collettiva. Il diritto di privata proprietà è insopprimibile. Questo principio deve essere altamente proclamato se si vogliono attutire le asprezze degli odierni contrasti. Proprietà individuale e proprietà collettiva sono due forme di dominio dell’uomo, due mezzi di sfruttamento della natura esteriore, che hanno sempre coesistito e possono rivelarsi l’una stimolatrice dell’altra.
  3. Ordinamento sindacale: riconoscimento legale dei sindacati come parte integrante dello Stato. Occorre perfetta uguaglianza di trattamento, qualunque sia il loro carattere e la loro tendenza; nell’ambito della legge comune, s’intende. Senza la libertà sindacale l’organizzazione di classe perde ogni carattere di sincerità e di spontaneità.
  4. Magistratura del lavoro: creazione di un ente che garantisca la giustizia sociale e il rispetto dei diritti lavorativi.

La lotta di classe, innegabile, insopprimibile, giova al proletariato col favorirne la fatale elevazione; giova alla classe padronale con l’eccitarne le energie e col rallentarne il processo di decomposizione, naturale conseguenza dell’ozio e della ricchezza. Una speciale magistratura permanente, che faccia rispettare i concordati, costituisca i collegi arbitrali, ne metta in esecuzione le sentenze, ed elabori il nuovo diritto del lavoro, sarà garanzia di pace sociale. 

Per assicurare la pace, e ristabilire la prosperità economica in Europa,” conclude Brigante,” non vi è ora che un solo mezzo: l’unificazione politica; la Confederazione di tutti gli Stati, dall’Inghilterra alla Russia. Qualunque altro accomodamento avrà i caratteri della precarietà e della instabilità”.[1]

Pur in questa estrema sintesi, il lavoro di Brigante mostra il suo valore e lascia intravvedere quegli elementi che, pur evoluti nelle modifiche, sono diventati patrimonio comune. La Commissione del Premio, in Italia presieduta dal Presidente del Senato, premiò l’analisi di Brigante, riconoscendone l’ottima analisi e il valore delle iniziative proposte, ma fu una effimera “vittoria”. Infatti, il giudice Saverio Brigante, solo qualche mese dopo, venne rimosso dall’incarico, epurato dalle severissime “leggi fascistissime” del 1925.

Personaggio di grande rilievo, alla caduta del fascismo Brigante venne reintegrato nella magistratura arrivando a ricoprire il ruolo di primo presidente di Cassazione. Un personaggio di grande rilievo, il “comunista” Brigante, la cui memoria andrebbe opportunamente rivalutata.


[1] Cfr. La Basilicata nel Mondo, opera citata, anno 1925. Ristampa anastatica, B.M.G., Matera.

Vincenzo Ferretti
Vincenzo Ferretti
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