Vaccini anti Covid-19

I vaccini che avremo a disposizione a breve sono al momento sono vari: quelli di Pfizer-BioNTech, Moderna ed AstraZeneca, Sptunik V. Poi c’è quello cinese che non ha ancora superato le fasi necessarie per renderlo sicuro. A breve potrebbe arrivare un altro, ovvero quello di Janssen (Johnson&Johnson). Se i primi due sono molto simili (meccanismo d’azione in figura), sebbene con differenze di conservazione, quello britannico è molto diverso e forse meno innovativo (ma legato al lavoro che l’università di Oxford stava facendo da anni già su Sars e Mers, altri coronavirus responsabili in passato di feroci epidemie) ma ha dalla sua una grande quantità di vantaggi rispetto ai concorrenti statunitensi. Vediamo quali sono le principali differenze.

VACCINO PFIZER-BIONTECH

Il primo vaccino ad annunciare i risultati è stato quello sviluppato dalla tedesca BioNTech insieme a Pfizer. Se tutti i vaccini puntano allo stesso risultato (stimolare la produzione della proteina spike, tipica di Sars-Cov-2 e suo principale grimaldello per scassinare le cellule, invaderle e replicarsi), ci arrivano per strade differenti. BNT162b2, questo il nome in codice del vaccino, si basa sull’mRna, cioè sull’Rna messaggero: nel corpo viene iniettato un pezzo di codice genetico che induce le nostre cellule a produrre la spike. Questa dovrà stimolare il sistema immunitario in caso di infezione e indurre un’immunità si spera prolungata, almeno più di qualche mese. Ma su questo c’è poco da dire al momento: si potrà verificare solo a campagne vaccinali già inoltrate: è troppo presto per stabilirlo in base alla memoria immunitaria dei volontari coinvolti nei test. Il problema di questo vaccino è che le fiale devono essere conservate a circa -80 gradi centigradi, visto che la molecola di mRna si degrada facilmente, e può resistere a circa 4 gradi solo per cinque giorni e non più di due ore a temperatura ambiente. Bisogna perfino fare attenzione a quante volte si apriranno le confezioni. La logistica si preannuncia dunque ostica, non a caso Pfizer ha progettato anche degli speciali contenitori con ghiaccio secco (da rinnovare) in grado di mantenere -80 gradi per una decina di giorni. E più in generale, dovrebbe gestire direttamente l’intera catena distributiva, recapitando le casse di vaccini direttamente ai siti di riferimento dei paesi acquirenti o destinatari.

VACCINO MODERNA

Moderna, arrivata una settimana dopo Pfizer, ha annunciato un vaccino (mRNA-1273) efficace al 94,5% – più o meno come il precedente – anch’esso basato sul metodo dell’Rna messaggero. Tuttavia l’azienda del Massachusetts assicura di aver stabilizzato la molecola in modo da poterla conservare a -20 gradi centigradi per sei mesi e tra 2 e 8 gradi (temperature in frigorifero) per un mese. Fuori dalla catena del freddo, invece, la deadline scatta dopo 12 ore. In entrambi i casi occorre un richiamo a quattro settimane e in entrambi i casi il costo è significativo, considerando la scala in cui dovrà essere somministrato: fra i 20 e i 30 dollari a dose. Del Moderna sono attese l’anno prossimo fra 500 milioni e un miliardo di dosi, per quello Pfizer 1,3 miliardi. Alcuni milioni saranno tuttavia già pronti per dicembre, specie negli Stati Uniti: i 20 milioni iniziali saranno a totale appannaggio degli USA.

VACCINO ASTRAZENECA

AstraZeneca potrebbe essere “il vaccino del mondo”. Questo perché costerà meno di 3 euro a dose, con ogni probabilità la somministrazione avverrà secondo lo schema (scoperto fortuitamente durante i trial) di una mezza dose iniziale e un richiamo con dose completa dopo quattro settimane, accoppiata che porta l’efficacia al 90% contro il 62% delle due dosi complete. Questo significa più persone da immunizzare fin dall’inizio, costi più bassi e soprattutto logistica farmaceutica tradizionale: il vaccino dell’ateneo di Oxford, le cui fiale europee saranno prodotte alla Catalent di Anagni, non lontano da Roma, si conserva infatti a 2-8 gradi centigradi. Non solo: milioni di dosi sono già pronte e nei prossimi sei mesi ne arriveranno ben tre miliardi. Nello specifico, 200 milioni di dosi potrebbero arrivare entro la fine dell’anno, a patto che le autorità regolatorie (l’europea è già al lavoro come la britannica, la Fda americana partirà nelle prossime settimane) diano luce verde. In quel caso, l’Italia ne avrebbe 4-5 milioni. Poi, nel corso dei mesi, all’Europea ne arriveranno 400 milioni, il 13% delle quali al nostro paese. Per questo l’AstraZeneca potrebbe seriamente essere il vaccino europeo, e italiano, considerando i tempi di produzione e le difficoltà di distribuzione degli altri, oltre agli accordi presi dalla Commissione: 300 milioni di dosi l’accordo con Pfizer, 160 quello con Moderna, 400 milioni quelle prenotate per Johnson&Johnson.La differenza di conservazione è legata al diverso metodo di produzione. Il vaccino AstraZeneca differisce infatti dagli altri perché non si basa sull’Rna messaggero ma su un adenovirus, in particolare quello che provoca il raffreddore negli scimpanzé, sfruttato come vettore in grado di portare nelle nostre cellule l’informazione genetica per produrre la proteina spike usata da Sars-Cov-2 per aggredirle e penetrarle. Di nuovo, la spike fa conoscenza col nostro sistema immunitario senza tutto il virus dannoso alle sue spalle e stimola il sistema immunitario. In tutti i casi rimangono da capire due punti: uno, già citato, legato alla durata dell’immunità. Il secondo alla effettiva copertura: se solo dalla sindrome Covid-19 o anche dall’infezione stessa. Non è una differenza da poco: nel primo caso ci renderebbe potenzialmente anche portatori sani, nel secondo caso impedirebbe in toto la dinamica infettiva.

VACCINO JANSSEN (JOHNSON&JOHNSON)

Il vaccino in arrivo da Janssen, invece, si basa anch’esso su un adenovirus geneticamente modificato e disinnescato utilizzato come vettore anche se si tratta di una variante umana del virus del raffreddore (il Type 26-Ad26) e non degli scimpanzé. Questo, con ogni probabilità, potrebbe influenzarne l’efficacia perché gli individui che ne sono stati infettati in passato potrebbero servare una memoria acquisita e dunque impedirgli la massima efficacia. In ogni caso, è l’unico finora per cui basterebbe una sola dose. Nel 2021 dovrebbe arrivarne un miliardo di dosi. Con la sua tecnologia AdVac Janssen ha sviluppato un vaccino contro ebola recentemente autorizzato dall’Ema e ne sta sviluppando altri dedicati a contrastare Hiv, Zika ed Rsv, il virus respiratorio sinciziale umano che infetta principalmente bambini sotto i 2 anni provocando in una piccola porzione bronchioliti severe.

IN ARRIVO 4 MILIONI DI DOSI DI VACCINO RUSSO

Quattro milioni di dosi del vaccino russo Sputnik V sono attesi nei Territori Palestinesi per la fine di quest’anno o per l’inizio del prossimo. Lo ha detto il ministro della sanità palestinese May Al Khaila in una intervista alla radio ‘Voice of Palestine’ ripresa dall’agenzia Wafa. Il ministro ha poi aggiunto che l’Autorità nazionale palestinese (Anp) è anche in contatto con le aziende farmaceutiche Moderna e AstraZeneca per l’acquisto di vaccini, ma non con Pfizer. Il motivo è legato al fatto che il vaccino di quest’azienda richiede la presenza di refrigeratori con temperature a meno 80. Allo stato attuale nei Territori ne esiste solo uno e non ci sono mezzi per il trasporto nelle varie parti del paese. Per questo è stato deciso di non contattare la Pfizer.
    Intanto crescono i casi: nelle ultime 24 ore sono stati 1.845 (Gaza e Gerusalemme est, che l’Anp inserisce nelle sue statistiche) ma soprattutto si è verificato il più alto numero di morti in un giorno dall’inizio della pandemia: 33. Di questi 17 in Cisgiordania, 13 nella Striscia e 3 a Gerusalemme est.

L’OFFENSIVA DIPLOMATICA DEI VACCINI CINESI

Un’arma diplomatica e un modo per riguadagnare consenso internazionale dopo le critiche per la gestione dell’epidemia di Covid-19. La Cina punta a promuovere la propria immagine e ad aumentare la propria influenza a livello regionale e globale con la distribuzione all’estero del vaccino. “Non c’è dubbio che la Cina stia praticando una diplomazia del vaccino per riparare alla sua immagine danneggiata”, sostiene Huang Yanzhong, esperto di sanità pubblica per il Council on Foreign Relations, citato dall’Afp. Il vaccino contro il Covid-19 “è diventato anche uno strumento per aumentare l’influenza globale della Cina e appianare questioni geopolitiche”. Il presidente Xi Jinping ha più volte dichiarato che il vaccino cinese sarà un “bene pubblico globale”, ma la diplomazia del vaccino vede per ora in prima fila Filippine, Malaysia, Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam, a cui Pechino ha promesso priorità nella distribuzione, e in secondo piano Nepal, Sri Lanka e Serbia. Inoltre, l’Indonesia ha già annunciato, domenica scorsa, di avere ricevuto il primo carico di vaccino prodotto da Sinopharm, per un totale di 1,2 milioni di dosi, a cui ne seguirà un secondo da altre 1,8 milioni, atteso entro fine gennaio 2021. ​Ad agosto , il primo ministro, Li Keqiang, aveva promesso la priorità nella distribuzione del vaccino ai Paesi che si affacciano sul Mekong: uno studio pubblicato a Singapore sottolinea come la tattica di Pechino comprenda l’ammorbidimento delle posizioni dei Paesi del sud-est asiatico sulle rivendicazioni di sovranità di Pechino sul Mare Cinese Meridionale, che infiammano anche i rapporti tra Cina e Stati Uniti per l’influenza nella regione. Inoltre, i gruppi farmaceutici di Pechino stanno ampliando la produzione di vaccino, con l’implicito obiettivo di esportare il surplus: Sinovac ha recentemente dichiarato di avere ricevuto finanziamenti per 515 milioni di dollari e punta a raddoppiare la produzione a 600 milioni di dosi all’anno. Se la Cina riuscisse ad accaparrarsi anche solo il 15% del mercato dei Paesi a basso e medio reddito, secondo stime della società di brokeraggio di Hong Kong Essence Securities, potrebbe ricavare 2,8 miliardi di dollari dalla vendita del vaccino. Pechino è molto attiva nella diplomazia del vaccino con quella che definisce la “Via della Seta sanitaria”: il gigante dell’e-commerce Alibaba ha costruito magazzini di stoccaggio in Etiopia e a Dubai, che faranno da hub per la distribuzione in Africa orientale nel Medio Oriente. Inoltre, in Paesi come il Brasile, il Marocco e la stessa Indonesia, dove si sono tenuti i test clinici dei sieri prodotti dalle case farmaceutiche cinesi, la Cina sta costruendo strutture per la produzione del vaccino anti-Covid. A minacciare il successo dell’offensiva diplomatica cinese è, al momento, la scarsezza di dati riguardanti l’efficacia degli immunizzanti prodotti da Pechino, nonostante la recente approvazione del vaccino di Sinopharm da parte delle autorità degli Emirati Arabi Uniti. Gli scandali nel settore dei vaccini avvenuti negli scorsi anni hanno minato la fiducia globale e innalzato il livello di cautela degli acquirenti globali: secondo i dati della società di consulenza londinese Airfinity, i due principali gruppi cinesi attivi nella ricerca del siero contro il Covid-19, Sinovac e Sinopharm, hanno totalizzato ordini per circa 500 milioni di dosi a metà novembre scorso, contro le 2,4 miliardi di dosi ordinate ad AstraZeneca.