Summa (Cgil) su reddito minimo inserimento e Tis: «Si ascolti voce dei lavoratori»

“La svariate voci riportate da più organi di informazione di beneficiari delle misure di sostegno al reddito quali Reddito minimo di inserimento ed ex Tis, raccontano di una realtà nota a chiunque, e più volte denunciata, negli scorsi anni, dalla nostra organizzazione. Un realtà in cui 3000 famiglie, beneficiarie di una misura di sostegno al reddito, per la quale avrebbero dovuto, sin dalla nascita della stessa, essere inseriti in una progettualità di inserimento al mercato del lavoro o, comunque, di presa in carico dei bisogni spesso presenti in maniera multidimensionale all’interno di famiglie in situazioni di povertà cronicizzata, si ritrovano, dopo anni, a far parte di una platea di persone che, nei fatti, sono entrate a far parte a tutti gli effetti delle strutture degli enti pubblici in cui svolgono i progetti di pubblica utilità, sopperendo alle carenze di organico ma senza alcun riconoscimento se non quello dell’indennità economica”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa. “Quando nel 2015 fummo convinti sostenitori della nascita di una misura che avrebbe dovuto costituire una rete per i lavoratori rimasti all’epoca senza il sostegno degli ammortizzatori in deroga, aboliti dal Decreto Poletti – prosegue Summa – firmammo un accordo con l’allora governo regionale in cui erano previsti diversi step, mai attuati. Abbiamo sempre evidenziato come fosse necessaria una revisione della misura, andando a distinguere le situazioni dei beneficiari e rispondendo alle specificità dei problemi e come fosse necessario tenere distinte le situazioni e rispondere alle necessità in maniera differenziata, avviando un’interlocuzione con tutti i soggetti potenzialmente coinvolgibili alla ricollocazione dei beneficiari e immaginando un percorso a partire dalla gestione di quei servizi che già queste persone svolgono per i Comuni. Durante la pandemia e i drammatici giorni del lockdown – aggiunge il segretario – chiedemmo, inascoltati, di salvaguardare le situazioni più delicate evitando di chiedere il recupero successivo delle ore ai beneficiari della misura, persone che lavorano ormai in maniera stabile nei Comuni, rappresentando per questi ultimi un punto di riferimento irrinunciabile. In un incontro convocato ad hoc condividemmo con la Regione, alcuni mesi fa, la necessità di intervenire urgentemente presso i Comuni per evitare che continuasse una situazione a detta di tutti insostenibile e come fosse urgente chiedere ai Comuni di assumersi la responsabilità nei confronti delle persone utilizzate da anni a tutti gli effetti come lavoratori dipendenti ma a costo zero per il Comune stesso e, soprattutto, senza alcun riconoscimento di diritti e tutele, oltre che di una giusta e dignitosa retribuzione. Questa situazione – conclude Summa – non è più tollerabile. Non si può non ascoltare il grido di dolore delle donne e degli uomini che rivendicano condizioni di dignità e non accettano più alibi e rinvii. Va urgentemente convocato un incontro, come promesso negli scorsi mesi, per definire percorsi di fuoriuscita dalle misure e di stabilizzazione”.

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