di Piritoo di Valvarda
La tradizione del carnevale dilaga come d’obbligo, lungo tutto lo stivale, in questi giorni canonici nel mondo cattolico prima della Quaresima, ed è ben noto l’accostamento dei tanti elementi mutuati dall’antico mondo pagano come le feste dei lupercali e saturnali, attraverso il periodo Medievale e quello Rinascimentale per giungere alle contaminatio delle epoche contemporanee.
Se si guarda invece al contesto documentale su cui si basano le diverse rappresentazioni di maschere, assai tipicizzate, e alle sfilate di carri allegorici, il discorso diventa estremamente complesso e articolato, e richiede un necessario contenuto storico sociale non sempre consono alla visione identitaria di una festa che si vuol definire popolare!
Dalle nostre parti, in Basilicata, si preferisce inanellare fantasiose invenzioni, il cui valore storico è tutto da dimostrare, privo di una sua originale struttura arcaica che possa in un certo qual modo spiegarne il vero significato, pedissequa imitazione fine a se stessa, semplice carnevalata o mascherata nel senso più riduttivo del termine. Le maschere canoniche del carnevale: Pulcinella, Arlecchino, Colombina, Pantalone, Stenterello, tra le più note, e alle quali è stata data anche dignità letteraria, hanno rappresentato da sempre dei modelli di riferimento, di cui non si può non tenerne il debito conto.
L’accostamento nel titolo dei nomi dialettali di due maschere, scelte a caso, quasi a farne una domanda, ci è parso il miglior metodo espressivo e …conseguente!

