Perché il “cashback” e il bancomat sono finiti

Lo scorso anno una delle tante trovate per aiutare il popolo italiano, anche se a scapito degli stessi italiani, fu quello di utilizzare il “cashback”. Cioè l’istituzione di un premio per chi avesse utilizzato per i propri pagamenti la moneta elettronica, bancomat o carte di credito.

Il Presidente Conte con tutti i Cinque stelle avevano pensato che in questo modo si sarebbero potuti individuare chi avesse fornito prestazioni o venduto prodotti senza emettere scontrini o fatture.

L’italiano, iscrivendosi a un apposito programma, avrebbe avuto la possibilità di ottenere  “soldi indietro” (questo è il significato inglese di “cashback”) su quanto spendeva, non sull’ammontare totale della spesa ma sul numero delle operazioni effettuate.

I risultati dell’applicazione di quella norma sono risultati negativi perché si sono registrati tutti coloro i quali avevano capito che da quel sistema si poteva guadagnare, perché il rimborso avveniva sul numero di operazioni effettuate, pertanto i pagamenti avvenivano per ogni singolo articolo acquistato. Lì dove l’uso della moneta elettronica si aggirava, come media, intorno a una spesa di 30 euro. Poi è cambiato: per una spesa inferiore ai 5 euro sono state registrate per ben 118 milioni di transazioni.

A porre rimedio fu il governo Draghi che, seppure tra le tante proteste dei Cinque stelle, dette fine all’esperimento risparmiando tre miliardi di euro che il governo Conte aveva stanziato per il cosiddetto “cashback”.

L’evasione quindi non la si combatte con fantasiose trovate ma con l’applicazione di controlli seri, continui e a tappeto tendenti a individuare i settori più a rischio mettendoli sotto controllo confrontando banche dati ministeriali e enti competenti.

Forse i Cinque stelle non avevano capito che l’uso della moneta elettronica avrebbe solo favorito il sistema bancario che avrebbe agito senza alcun controllo da parte della politica e della legge. Inoltre, si offre al sistema bancario, la possibilità di lucrare sull’uso del bancomat, sia da parte del consumatore sia da parte del commerciante.

Tutti sanno che l’uso della moneta elettronica porta alla progressiva abolizione della moneta nazionale, quella emessa dalle Banche centrali.

Viene da chiedersi: «Ma se tutti conoscono gli aspetti negativi di queste operazioni soprattutto a danno delle finanze pubbliche perché c’è una parte della politica che ancora si rifiuta di capire?». Non si può pensare che pur di prendere qualche voto in più questi politici voltano le spalle alla nazione.

Nicola Cirigliano
Nicola Cirigliano
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