Pasolini denuncia le storture della società e le sue contraddizioni

È nato a Bologna nel 1922 da padre romagnolo e madre friulana. È stato uno dei più discussi scrittori del nostro tempo. Collaboratore di varie riviste, di giornali, poi, giunto a Roma, ha lavorato molto nel cinema come soggettista, sceneggiatore e regista.

Scrittore impegnato, ha sempre partecipato agli avvenimenti di una certa importanza culturale e sociale. Aveva confessato in un’intervista: «Amo la vita così ferocemente, così di­speratamente che non me ne può venir bene: dico i dati fisici della vita, il sole, l’erba, la giovinezza, è un vizio molto più tremendo di quello della cocaina, non mi costa nulla, e ce n’è un’abbondanza sconfinata, senza limiti: e io divoro, divoro… come andrà a finire non lo so».
Era forse un presentimento. Il poeta doveva morire trucidato barba­ramente in circostanze che non saranno mai chiarite, perché solo lo stesso poeta potrebbe rivelarci ciò che è avvenuto quella notte incredibile in cui fu ucciso, solo lui potrebbe svelarci quali oscuri sentimenti hanno scatenato la furia dei suoi accompagnatori.

Le sue prime poesie “Poesie a Casarsa” sono di una freschezza incomparabile. Altre raccolte sono: I diari, I pianti, Dov’è la mia patria, tutti versi ispirati alla scanzonata e spensierata giovinezza del poeta, che rievoca i luoghi, gli avvenimenti di quell’epoca, i suoi primi amori.
A queste raccolte che sono spesso in dialetto friulano seguono: “Le ceneri di Gramsci, Poemetti, La religione del nostro tempo”.

Fra i romanzi vanno ricordati: “Ragazzi di vita”, “Una vita violenta”, “Alì da­gli occhi azzurri”. Il mondo di Pasolini è quello proletario degli umili e dei diseredati e la sua narrazione è una denuncia delle storture della società che attraverso il racconto dello scrittore ci mostra tutte le sue brutture e le sue sconvolgenti contraddizioni.

Il primo romanzo “Ragazzi di vita” non ha una trama vera e pro­pria, ma si presenta come un quadro di vita plebea delle borgate romane di periferia, dove la miseria e la corruzione regnano sovrane tra gli abitanti costituiti per la maggior parte da immigrati meridionali.
“Una vita violenta” ha invece una struttura romanzesca più chiara e completa. Si delinea inoltre nel romanzo più chiaramente la lotta di classe tra il mondo delle borgate e quello borghese.
Pasolini poeta, dopo una concezione idilliaca della vita, ha una presa di coscienza dei problemi sociali.

La miseria, l’ingiustizia non sono dovute al destino e alla natura, ma solo all’egoismo degli uomini, quindi si deve combattere per cambiare le cose, per realizzare una giustizia sociale, una situazione più equa, poi la sua conversione al marxismo che viene vi­sto come la forza rinnovatrice della società e da questa conversione nasce la raccolta: “Le Ceneri di Gramsci”.

L’autore nei suoi romanzi porta avanti la sua opera di denuncia con­vinto che così potrà contribuire alla nascita di una nuova società. Pasolini è affascinato e compiaciuto da questa folla di invertiti, di prostitute, di ladri e di delinquenti che popolano i suoi romanzi. Vuole dimostrare a tutti quali sconcezze assurde permette quella società che a parole si dichiara ispirata a principi democratici e cristiani.

“Ragazzi di vita” è un raro documento di neorealismo, ma si ha l’impressione che l’autore nel descrivere le vicende dei suoi protagonisti si tenga sempre in superficie, senza mai immedesimarsi troppo in esse.

“Una vita violenta” vuol descrivere il risveglio delle classi popolari e la loro presa di coscienza che precede il loro inserimento nella vita sociale. Tommasino Pezzilli, il protagonista, è un giovane violento spinto ad agire solo dalla sua stessa violenza e dalla voglia di primeggiare tra i suoi pari. Poi si politicizza e diventa missino, continuando nel suo comportamento, in seguito sta per diventare democristiano ma l’esperienza del ri­covero in ospedale e la visione dello stato in cui sono tenuti i ricoverati lo fanno convertire al comunismo. È l’unica scelta che può fare per combattere quella società borghese che lo ha costretto nelle condizioni in cui si trova.

Negli ultimi tempi, prima della morte, Pasolini non ha scritto più niente di politicamente impegnato, ma solo poesie in cui confessa il proprio fallimento, conscio di non essere stato compreso.

Luigi Pistone
Luigi Pistone
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