Riflessione di don Francesco Corbo della parrocchia di Sant’Anna e San Gioacchino di Potenza (Basilicata) su un bene primario della comunità mondiale: l’acqua. Nell’ottica del Pnrr e delle politiche di privatizzazione di Draghi questa importante risorsa potrebbe, con tutta probabilità, diventare oggetto di gestione di una Spa anche ad azionariato privato. Per opporsi al rischio di una deriva privatistica nella gestione dell’acqua la mobilitazione è generale e attiva da tempo. È auspicabile che il diritto all’acqua potabile venga inserito al più presto nella Costituzione.
Sono molti i comuni che in Italia godono di una amministrazione propria del Sistema Idrico Integrato, gestito da un servizio giuridico di diritto pubblico. Acqua pubblica gestita da enti pubblici. Nonostante si fosse già tentato di sfilarne loro la gestione con il decreto “Sblocca Italia” di Renzi, venne prevista una clausola di salvaguardia a tutela dei comuni con meno di mille abitanti e il cui approvvigionamento provenisse da “fonti qualitativamente pregiate”, “sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree naturali protette” o che presentino “utilizzo efficiente della risorsa e tutela del corpo idrico”. Con la riformulazione dell’emendamento al dl Recovery, presentato poco più di un mese fa, viene aggiunto un ulteriore comma a tale articolo, che prevede una data perentoria di scadenza, fissata per il 1° luglio 2022, per la rivalutazione di tali criteri: nel caso in cui i “requisiti per la salvaguardia” non venissero confermati, la gestione del Servizio Idrico confluirà “nella gestione unica” individuata dall’Ente di Governo dell’Ambito, che si occupa di affidare le gestioni. In linea con la corsa alle privatizzazioni del Governo Draghi, il rischio che questa passi nelle mani di aziende private è molto concreto.

