Quanto stiamo assistendo circa la nomina del Presidente della Repubblica non è certamente né nuovo né inusuale. Quello che cambia è il contesto, la situazione generale, che ne rende ancor più incerto il risultato. In effetti ci si trova in un contesto dove i partiti e la loro tenuta sono fortemente indeboliti e dove la rappresentanza parlamentare è così frammentata e caotica in quanto ognuno pensa a sé stesso nella sciagurata previsione di una chiusura prematura della legislazione o di una quasi sicura non rielezione, avendo per altro ridotto la rappresentanza nelle due camere. Neanche i commentatori politici più esperti, che si alternano su tutti i canali televisivi, riescono a scorgere uno spiraglio perché sembra mancare una benché minima strategia politica. Nomi lanciati a casaccio nell’arena senza la dovuta cautela e dinieghi espressi con altrettanto sufficienza. Berlusconi, che poteva giocare, come aveva iniziato a fare, un ruolo importantissimo, si è perso miseramente perché col tempo è sempre più innamorato di se stesso. Ma ciò che lascia per davvero perplessi e sconcertati è la posizione ambigua assunta dal Presidente Draghi, che avrebbe da subito dovuto sgombrare il campo per la semplice ragione che la sua nomina alla Presidenza del Consiglio dei Ministri era dovuta tutta alla necessità di portare l’Italia fuori da una situazione economica, sociale e politica difficilissima, che ancora permane. Non farsi tirare in ballo nella bagarre sulla nomina del Presidente della Repubblica con una sua dichiarata indisponibilità avrebbe significato il rispetto di quella iniziale esigenza richiamata, mettendo così al riparo l’efficiente operato del suo Governo e non mettendo in fibrillazione i partiti o quelle situazioni che riguardano unicamente le tante piccole partite o rivalse o ricatti individuali. Non si possono pertanto giocare in contemporanea tanti ruoli. Sicuramente nella ipotetica dichiarazione di rinuncia il Presidente Draghi poteva chiedere, questo sì, alla maggioranza, che attualmente lo sostiene, un’elezione del Presidente della Repubblica che fosse garante di questo grande senso di responsabilità fino a conclusione naturale della legislatura. E questo poteva significare e chiedere nei fatti al Presidente Mattarella di sacrificarsi ancora un po’ in questo prestigioso e delicato ruolo, così come la stragrande parte del Paese si augura e si attende. Se invece la scelta cadrà su Draghi, per quanto io ne sia un estimatore, ne sarò profondamente deluso perché anche lui avrà lavorato per se stesso, altro che per il Paese.

