Incontro a Madrid: linea comune al Consiglio europeo del 17 e 18. Il presidente del Consiglio: «Non è un fronte del Sud, siamo più di 9 Paesi». Lo spagnolo: «Spero di non averne bisogno, ma usare il Mes non è una vergogna». «L’Italia e la Spagna sono unite dal dolore per le morti da coronavirus. Non possiamo permetterci di essere prudenti. Dobbiamo osare. È comune interesse una risposta europea forte». Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Sanchez che aggiunge: «Serve una risposta comune europea alla crisi del nuovo coronavirus, una risposta storica che deve dare l’europea a questa pandemia». Il presidente del Consiglio italiano, in vista del Consiglio europeo del 17, sottolinea come: «Non si può indietreggiare dalla proposta della Commissione. Io e Sanchez avremmo preferito di più, ma la proposta della Commissione è utile e va attuata subito. Bce e Commissione hanno svolto adeguatamente il loro compito. Non è un fronte del sud. Siamo partiti in 9 Paesi, ora siamo di più». Per Conte «è in gioco il mercato unico. Immagine cosa vuol dire dare un’immagine di un mercato non unita. Tutta l’Europa sarebbe meno competitiva a livello mondiale». «Se qualcuno esprime dei distinguo questo è legittimo ma ciò non significa che vada raggiunto un compromesso tra Ventisette, significherebbe elaborare una risposta che non serve a nessuno. L’Europa, se vuole condividere valori e interessi comuni, deve esprimere una risposta politica elevata. È la posizione di tutti, non solo di Italia e Spagna. L’importante è conservare questo impianto non mettere in discussione quella che è la risposta più straordinaria, ovvero quella del debito comune europeo, del recovery».

