Lungo il Basento la “Potentia” romana e qualcos’altro!

di asterisco

Ripercorrere il tratto fluviale che scorre a valle del capoluogo lucano compreso tra due ponti, estremi di un segmento, ben delinea tra effluvi odorosi d’ogni genere, fumi avvolgenti e sonore rumorosità, tipicità di un’affollata ed anonima periferia industriale, ciò che ci si sforza di etichettare come parco naturale.

A nobilitare il tutto adesso si ricorre a sensazionali scoperte archeologiche, di tutto rispetto, assai lontane però dalla realtà oggettiva che il putenzese originario, ormai in via di estinzione, associava in tempi non molto lontani all’altra vestigia romana per eccellenza, rappresentata dalla via Pretoria.

In forza dei tanto citati corsi e ricorsi storici, bisogna dire che in tema di fragranze sociali la pretoriana arteria, nei primi decenni del Novecento, non si presentasse in maniera molto dissimile tra sottani e fatiscenti locali! Dopo l’ultimo conflitto mondiale invece, la città del leone rampante figurava tra le città più pulite della penisola, grazie anche ad oculate amministrazioni, e per l’ottima salubrità dell’aria, data la sua altitudine superiore agli ottocento metri sul livello del mare. Ironia del  selvaggio, frammentario e acefalo  sviluppo urbanistico, il centro storico ha oggi qualcosa di spettrale e inspiegabile. La via Pretoria, pulsante cuore sociale del capoluogo di regione, in un tempo non molto lontano si è annichilata, tranne qualche sporadico evento estemporaneo.

Si preferisce sostituire l’ormai vetusto asse viario compreso tra la riscoperta Torre Guevara e il Parco di Montereale, con il segmento fluviale tra il Ponte San Vito e il colpo d’occhio dell’avveniristico non finito  (nel senso tutt’altro che michelangiolesco) Ponte Musumeci.

Pazienza, ahimè, se i tanti inurbati potentini contemporanei preferiscano dimenarsi fra camminamenti salutistici e reperti archeologici nel riempire i polmoni con una  così salubre, ma atavica aria del paese mio!