Il Berchet nato a Milano, partecipò ai moti del 21 e per questo venne esiliato. Fu a Londra e poi nel Belgio. Rientrato in Italia nel 1848, fu eletto deputato nel parlamento subalpino.
Tra le sue opere si ricordano: “I profughi di Praga”, romanza in tre parti; varie Romanze che tutte trattano il tema patriottico: una ragazza si pente di aver sposato uno straniero; una giovane ricorda il fidanzato costretto all’esilio dopo il fallimento dei moti del 21 etc.
Il Berchet ha voluto creare una poesia di tipo popolare. I suoi versi sono spontanei e di una immediatezza tale che spesso sembrano improvvisati. Sono ispirati però più che da vera arte dall’amor di patria: il suo linguaggio e la sua tecnica sono «quelli frettolosi di un poeta trascinato dal sentimento, e più desideroso di incitare alla lotta che di giungere al l ‘arte». La commozione e la malinconia sono però sincere e risalta il valore poetico quando canta la tristezza dell’esilio e l’amore per la Patria lontana non solo, ma anche quando freme contro l’oppressore e contro il servilismo di tanti italiani, perché è poeta romantico e in lui le impennate rabbiose e aspre si avvicendano agli accenti tristi e malinconici.
Fu considerato nell’Ottocento il tipico «poeta della patria». Solo più tardi il De Sanctis ha messo in evidenza come l’elemento essenziale e poetico delle opere del Berchet sia «non tanto la drammaticità e il furore, quanto la malinconia, l’indefinito, il lirismo». Per il Momigliano invece «un timbro decisamente poetico del Berchet è quello guerriero …sicché si potrebbe riconoscere che in lui c’è in germe un poeta epico potente …La grande epopea del risorgimento è racchiusa nei suoi versi. ..Le cose più care e più tristi di quegli anni sono, non nei dotti e minuti volumi di storia …ma nella malinconia grigia, nella furia implacabile, negli scatti fieri della poesia del Berchet».

