L’abbiamo fatta franca, ma abbiamo temuto. Le fronti sudavano freddo, il rischio era troppo grande, diamine. Le gambe tremavano, la voce usciva solo a tratti, insomma, abbiamo sfiorato il dramma, la tragedia.
Un manipolo di elettori del Presidente della Repubblica, positivi al virus, non avrebbe potuto partecipare alle elezioni, se non fosse intervenuta una divina deroga che li ha resi non pericolosi, atti alla bisogna e liberi di circolare. Certo il tragitto è già scritto, ma valli a controllare. Dopo dovranno rincasare, ma, viene da chiedersi, se non contagiano durante le operazioni di voto, perché tenerli chiusi come comuni mortali?
Timidamente c’è chi ha chiesto una deroga anche per i pensionati che devono andare a riscuotere la pensione, ma solo uno stupido può paragonare un parlamentare a un pensionato a 500 euro al mese.
La deroga, si diceva, ha matrice divina, non essendo concesso agli uomini di rendere non pericolosi i contagiati. Divina, beh, diciamo metadivina, provenendo dal consiglio dei ministri in persona, quel signore tanto garbato che il mondo ci invidia e che ha sembianze sì umane, ma anche divine, magiche, suvvia. Infatti trasforma tutto quello che tocca in oro. Tipo le bollette, arriva lui e diventano pregiatissimi titoli al prenditore, o tipo le cartelle esattoriali che ora sono esigibili avendo il popolo italiano trovato i soldi sotto l’albero di natale.
Comunque meno male che i contagiati d’oro potranno votare, senza avremmo rischiato una brutta fine, tipo che veniva eletto Giovanni Tagliafico, da Acerra, o Vito Scatafurro da Acireale.
Quindi, ritrovata la serenità non ci resta che assistere alle grandi manovre. Ci sistemiamo attorno all’acquario e ci godiamo la vista di tutti questi pesci rari che si azzuffano, che fanno tattiche, che predicano l’unità.

