Nella mattina di ieri, i torinesi si sono svegliati con una scritta a caratteri cubitali in Piazza San Carlo: “Ti amo ancora”. Si è subito pensato a un atto vandalico da cancellare immediatamente tanto che alcuni media locali hanno parlato di un’iniziativa già annunciata dell’Associazione 2050 srl per celebrare la fine dello stato d’emergenza fissato al 31 marzo. In realtà, la stessa associazione ha smentito, dichiarando che: «Ci stanno chiamando un po’ da tutta Italia per questa azione di “guerrilla marketing” … Beh, noi non c’entriamo nulla, anche se amiamo Torino, l’Italia, l’intero Pianeta Terra». L’iniziativa è stata, invece, promossa dalla band torinese Eugenio in Via di Gioia e dalle fonti del Comune della città si apprende che la cancellazione della scritta è stata eseguita e pagata dagli organizzatori (dal nome dei tre fondatori: Eugenio Cesaro, Emanuele Via e Paolo Di Gioia con la new entry Lorenzo Federici che ha contribuito alla realizzazione del primo album nel 2014). Con un post su Facebook la band ha scritto: «Qualcuno ha urlato allo scandalo contro la città. Qualcuno non vedeva l’ora di puntare il dito contro i soliti vandali. Qualcuno ha ipotizzato che fosse un’operazione di marketing di un grosso marchio. Non è niente di tutto questo. È la dichiarazione d’amore di oltre 150 persone che questa notte prima hanno condiviso 6 ore di partecipazione collettiva, di presidio artistico, di vita vera in una delle piazze più belle di Torino per far esplodere il proprio sentimento d’amore. Con gessetti da scuola elementare. Scotch di carta è un metro da sartoria. Ti amo ancora. Una dichiarazione d’amore sincera. Una presa di coscienza proattiva verso una Terra che va curata. Verso un mondo economico, sociale e ambientale che va rivoluzionato. La pioggia, domani, laverà la scritta in pochi minuti. L’aria irrespirabile della nostra città, il consumo disastroso del nostro pianeta, l’inconsistente progetto di futuro per le nuove generazioni resteranno lì, sotto gli occhi di tutti, come da sempre, invisibili. Tutto questo non è più possibile. Siamo stati noi a gridare: ti amo ancora».

