La Coreografia della repressione. Lo Stato “balla” sulla testa dei giovani

Sembra che il Ministero dell’Interno abbia deciso di lanciare la sua ultima opera teatrale: “La repressione in cinque atti”. La trama? Un gruppo di giovani pacifici che manifestano per la pace, ma vengono accolti con una pioggia di manganellate e una coreografia di scudi da parte delle forze dell’ordine. Ecco come si svolge lo spettacolo: una manifestazione per la Palestina, con ragazzi e ragazze che chiedono il cessate il fuoco con le loro mani alzate, viene interrotta dalla carica selvaggia della polizia. Un brutale atto di repressione che lascia i giovani con le braccia rotte e il naso sanguinante. La catena di comando del Ministero dell’Interno sembra aver preso lezioni da un coreografo autoritario, perché ogni movimento delle forze dell’ordine è orchestrato con precisione militare. Chi ha detto che non c’è arte nella violenza? E mentre i giovani vengono caricati due volte, come se una non bastasse, il pubblico assiste attonito alla performance. Le immagini virali sui social media fungono da souvenir di questa pièce teatrale, mostrando al mondo intero il lato oscuro della democrazia italiana. E i giovani? Beh, loro sono i ballerini sacrificabili di questo balletto della repressione. Con le loro ossa rotte e le loro speranze infrante sono i protagonisti involontari di uno spettacolo che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Ma non tutto è perduto. Mentre lo Stato balla sulla testa dei giovani, c’è una voce che si alza, piena di sarcasmo e ironia, pronta a sbeffeggiare questa macabra commedia. Perché se c’è una cosa che lo Stato non può reprimere è lo spirito umano che si ribella alla violenza e alla repressione. Quindi, bravi ragazzi! Continuate a ballare, anche se la musica è triste e il palcoscenico è sporco di sangue. Perché la vostra danza per la pace è più potente di qualsiasi manganello e più luminosa di qualsiasi luce. E lo Stato? Beh, forse è giunto il momento che impari a ballare al vostro ritmo anziché calpestarvi i piedi.

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