La contesa referendaria si anima e non poco. In continuo aumento i sostenitori del “No” al taglio dei parlamentari. Cacciari: «Referendum: volgare marchetta della sinistra»

Era partita quasi in sordina, al piccolo trotto, con i sostenitori del Sì fieri e tronfi, convinti di marciare verso un plebiscito a insegne spiegate. Ma le cose stanno andando molto diversamente. Dall’intervista di Bettini in poi si è aperta una voragine dentro il Pd, fino alle dichiarazioni di Zingaretti che scopre che il taglio dei parlamentari senza neppure il correttivo di una nuova legge elettorale è un pericolo democratico e una porta spalancata all’antiparlamentarismo populista. E intanto cresce nel paese la scelta per il No. Si sono pronunciati in questo senso grandi organizzazioni di massa, quali l’Anpi e l’Arci, intellettuali influenti, da Mario Tronti ad Alberto Asor Rosa, a Massimo Cacciari, nonché esponenti del Pd e dirigenti storici del Pci come Emanuele Macaluso. Il segretario generale, Michele Schiavone, del Consiglio generale degli italiani all’estero non ha risparmiato critiche all’election day e al taglio dei parlamentari. Tra i 5stelle i dissensi si moltiplicano. È entrato nella contesa il mondo cattolico, da padre Bartolomeo Sorge che ha parlato di «Costituzione mutilata» a Bernard Scholz presidente del Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Come è successo positivamente in passato, lo scontro referendario rivivifica la società civile e le sue istituzioni. Ed è il No a farlo. Poiché in un referendum costituzionale il quorum non esiste, l’astensione non ha alcun significato. Se si riconosce che il taglio del parlamento è un pericolo per la democrazia c’è un’unica possibilità: votare No. La partita è aperta, anzi apertissima.

Massimo Cacciari

«Al referendum voto convintamente no perché non si può accondiscendere supinamente a manovre demagogiche e a riforme senza alcun significato». Lo ha sostenuto l’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari in vista del referendum del 20-21 settembre sul taglio del numero dei parlamentari. «Se questa gente avesse davvero voluto tagliare il numero di deputati e senatori avrebbe dovuto votare per l’eliminazione del Senato. Questa cosa che hanno fatto invece non è niente, è solo una volgarissima marchetta ideologica», ha detto ancora Cacciari. «Nessuno vuole sentirsi sommerso da questo referendum del cavolo, è come chiedere al popolo se sono d’accordo con l’abolizione delle tasse. Alla fine vincerà il sì e così quei personaggi dei 5 Stelle potranno dire che hanno fatto la grande riforma. E avanti popolo, nella chiacchiera universale», ha aggiunto. Per l’ex sindaco di Venezia il taglio dei costi della politica è soltanto una «scusa ridicola, stanno solo cianciando. Se avessero voluto avrebbero dovuto dimezzarsi lo stipendio». A questa farsa si è accodato anche il Pd, che intende schierarsi per il sì: «I dem seguono l’andazzo e la corrente, come fanno da decenni. Inseguono leadership, inseguono tutto e sempre». Anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono allineati sul sì, anche se in maniera piuttosto tiepida: «Nessuno vuole sentirsi sommerso da questo referendum del cavolo – è il parere di Cacciari – è come chiedere al popolo se è d’accordo con l’abolizione delle tasse. Le forze politiche che non sono riuscite a fare nessuna riforma sono quindi costrette a seguire la corrente per non venire travolte. Alla fine vincerà il sì e così quei personaggi dei 5 Stelle potranno dire che hanno fatto la grande riforma. E avanti popolo, nella chiacchiera universale».