La filosofia marxistica della storia analizza l’uomo “totale”, la storia della sua evoluzione, le parziali realizzazioni, rispettivamente lo spezzettamento della sua totalità nelle varie epoche, e s’industria di individuare le occulte leggi di questi fenomeni; lo scopo dell’umanesimo proletario è di ristabilire nella vita stessa l’uomo “totale”, l’uomo completo, di far cessare nella realtà pratica la deformazione e la frantumazione dell’esistenza umana, causate dalla società classistica. Sono queste le prospettive teoriche e pratiche che determinano quei criteri, in base ai quali l’estetica marxistica risale ai classici e in pari tempo scopre nuovi classici in mezzo alle polemiche letterarie del presente. I Greci, Dante, Shakespeare, Goethe, Balzac, Tolstoj sono tutti ugualmente espressioni adeguate alle singole grandi tappe dell’evoluzione umana e guide e modelli nella lotta ideologica per la formazione dell’uomo “totale”.
Questi punti di vista ci permettono di comprendere l’evoluzione culturale e letteraria del secolo XIX. Alla luce di questi punti di vista appare manifesto che i veri continuatori del romanzo francese, avviatosi così magnificamente al principio del secolo, non sono stati Flaubert e tanto meno Zola, bensì la letteratura russa (e scandinava) della seconda metà del secolo.
Traducendo In termini di estetica pura Il contrasto, definito dal punto di vista filosofico-storico, tra Balzac e il romanzo francese della metà e dello scorcio del secolo, giungiamo al contrasto tra realismo e naturalismo. Parlare In questo caso di un contrasto, a molti potrà sembrare un paradosso. Una notevole parte del lettori e degli scrittori d’oggi si è abituata ormai all’alternarsi della moda tra la pseudo-oggettività del naturalismo e l’illusoria soggettività del psicologismo e del formalismo astratto. E se, in generale, questi lettori e scrittori attribuiscono un valore al realismo, ognuno considera il proprio radicalismo artificioso, come se esso si fondasse sul realismo e fosse una nuova sottospecie del realismo stesso. In realtà però il realismo non è affatto una “via di mezzo” tra la falsa obiettività e la falsa soggettività, bensì, al contrario, è il vero tertium datur risolutivo di fronte ai pseudo-dilemmi che derivano dai problemi impropriamente impostati da coloro che senza una bussola errano disorientati nel labirinto dei tempi attuali. Realismo significa riconoscimento del fatto che la creazione non si fonda su un’astratta “media”, come crede il naturalismo, né su un principio Individuale che dissolve se stesso e svanisce nel nulla, su un’espressione esasperata di ciò che è unico e irripetibile. La categoria centrale, il criterio fondamentale della concezione letteraria realistica è il tipo, ossia quella particolare sintesi che, tanto nel campo dei caratteri, che in quello delle situazioni, unisce organicamente il generico e l’individuale. Il tipo diventa tipo non per il suo carattere medio, e nemmeno soltanto per il suo carattere individuale, per quanto anche approfondito, bensì per il fatto che in esso confluiscono e si fondono tutti i momenti determinanti, umanamente e socialmente essenziali, d’un periodo storico; per il fatto che esso presenta quei momenti nel loro massimo sviluppo, nella piena realizzazione delle loro possibilità Immanenti, in un’estrema raffigurazione di estremi, che concreta sia i vertici che i limiti della completezza del l’uomo e dell’epoca. Il vero grande realismo ritrae dunque l’uomo completo e la società completa, invece di limitarsi ad alcuni dei suoi aspetti.

