L’individuo, per sua natura, è portato ad agire, a fare qual che cosa. E questo non solo perché deve guadagnarsi da vivere: anche se non avesse questa necessità, sarebbe ugualmente portato a esplicare una qualche attività perché un ozio totale equivale a una lenta morte. La realtà è che l’individuo deve «esprimere la propria personalità», ossia sentirsi vivo e riconoscersi in quello che fa, lasciare fuori di sé, nel mondo, una traccia di se stesso. Il lavoro non è una dura necessità che gli ,viene imposta , ma un’esigenza sua propria: diviene sgradito e penoso solo quando non corrisponde al suo carattere, quando cioè non gli permette di esprimersi come vorrebbe. Questo può avvenire per due ragioni principali: sia perché un individuo non è riuscito a capirsi e a capire quale attività sarebbe stata più adatta per lui, sia perché si è trovato in condizioni da dovere accettare un lavoro che non gli era congeniale. In entrambi questi casi, diciamo che egli non ha avuto «libertà di scelta», ha trovato degli ostacoli: in se stesso, nel primo caso, fuori di sé, cioè nell’ambiente in cui viveva, nella famiglia o nella società, nel secondo. La libertà è dunque la prima condizione perché l’individuo possa esprimersi, ossia possa vivere; senza di essa l’esistenza diviene realmente una condanna. .
La libertà potrebbe definirsi «la condizione in cui un individuo può esprimere, senza incontrare ostacoli , la propria personalità». Ma questo non significa affatto «poter fare quello che si vorrebbe fare, ci permetta sempre di esprimerci». Gli ostacoli per una libera scelta della nostra attività sono spesso dentro noi stessi: in questi casi noi non sappiamo quello che vogliamo perché vorremmo molte cose insieme, di solito in contraddizione fra loro. Scegliere a caso tra queste confuse tendenze, e fare quello che si vuole, in questo caso, significa agire «senza senso di responsabilità», ossia agire senza rendersi conto del valore di quello che facciamo e delle sue possibili conseguenze: significa, in altre parole agire, non già liberamente, ma guidati dal caso, da impulsi incontrollati, da una momentanea estrosità. Il senso di responsabilità deve dunque necessariamente accompagnarsi all’esigenza di libertà, appunto perché, senza di essa, l’individuo non è libero. Il senso di responsabilità si forma a poco a poco in noi via via che ci rendiamo conto delle nostre tendenze, ed esigenze, via via che matura in noi il rispetto per la persona umana, nostra e altrui, e che noi ci rendiamo conto di quelli che sono i nostri diritti e i nostri doveri.

