Ci ha lasciato a 88 anni il grande fumettista noto in tutto il mondo per il personaggio della bimba saggia e linguacciuta ma in generale per il suo stile cinico e sferzante.
Ironica, arrabbiata, in continua polemica con gli adulti e la loro gestione del mondo, che lei avrebbe voluto curare. Mafalda piange il suo papà Quino, nome d’arte del fumettista argentino Joaquín Salvador Lavado Tejón, origini andaluse, che si è spento a 88 anni per le conseguenze di un ictus che lo aveva colpito la settimana scorsa. Tradotto in 35 lingue, presente tra i libri di un argentino su due ma conosciuto in tutto il mondo per quelle sue strisce con protagonista quella bambina sveglia, ironica, a tratti irriverente ma sempre unica e indimenticabile. “Quino è morto. Tutte le brave persone del paese e del mondo lo piangeranno” ha detto annunciando la scomparsa il suo editore storico Daniel Jorge Divinsky. Quino nella sua carriera si dedicò a moltissime attività diverse ma fu con la creazione di Mafalda, la ragazzina saggia e linguacciuta, che ottenne il riconoscimento e la fama internazionali. Nato il 17 luglio 1932 nella città argentina di Mendoza da una famiglia di origini andaluse, Quino rimase durante l’adolescenza orfano di entrambi i genitori: questo non gli impedì di proseguire gli studi e si iscrisse poi nel 1945 alla Scuola di Belle Arti di Mendoza, che abbandonò però due anni più tardi. Si dedicò allora alla sua passione per il disegno, iniziando a lavorare giovanissimo come grafico pubblicitario e vendendo i suoi primi fumetti alla rivista Rico Tipo. La svolta avvenne appunto nel 1964 quando diede vita a Mafalda: inizialmente concepita per come mascotte della campagna pubblicitaria di un brand di elettrodomestici poi mai realizzata, la bambina piena di idee per migliorare il mondo e soprattutto con un occhio decisamente critico nei confronti delle storture della società divenne la protagonista di strisce che furono pubblicate prima su Leoplán e poi sul popolare settimanale argentino Primera Plana. Il successo fu immediato e continuò imperituro per una decina d’anni, quando nel 1973 il fumettista decise di interrompere le pubblicazioni, ufficialmente perché a corto di idee, ma anche per via della crescente preoccupazione nei confronti del clima politico in Argentina, che andava incontro alla dittatura di Pinochet. Mafalda continuò nonostante ciò a essere un’icona incontrastata, tanto che nel 1976 fu scelta dall’Unicef come portavoce della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, mentre alla fine degli anni Ottanta il regista cubano Juan Padrón ne trasse una serie animata. Finite le pubblicazioni di Mafalda, Quino si trasferì a Milano, per poi vivere negli anni successivi anche a Madrid, Parigi e Buenos Aires, città in cui è rimasto fino alla morte. Nella seconda parte della sua carriera si dedicò ad altri tipi di illustrazioni, soprattutto a editoriali a fumetti in cui dipingeva con cinismo e ironia le illusioni della vita quotidiana, senza mancare di affrontare temi di più grande respiro, come la assurdità burocratiche, l’insensatezza di certa politica o in generale le menti ristrette. La sua sagacia dai tratti pessimistici non mancò però di produrre creazioni che fanno sognare con un stile caricaturale e immaginifico.

