Diritto canonico: sentenza di nullità del matrimonio più veloce e meno costosa

Papa Francesco, in due lettere, ha comunicato la riforma del processo canonico per le cause di nullità del matrimonio cattolico rendendolo più veloce e meno costoso. Si tratta di due lettere “motu proprio”, cioè nate dalla diretta decisione del papa, che hanno valore di legge per il diritto canonico sia per le chiese di rito latino sia per quelle cattoliche orientali.

La prima, s’intitola “Mitis Iudex Dominus Iesus” (Il Signore Gesù è il maestro del gioco), la seconda è “Mitis et misericors Iesus” (Gesù gentile e misericordioso).

Il vecchio sistema prevedeva come il giudizio di nullità permettesse all’individuo di poter contrarre un nuovo matrimonio in chiesa solo dopo la sentenza canonica di primo grado e di appello. Tale decisione è presa da un collegio formato da tre giudici e se le due sentenze non sono concordi il ricorso viene presentato alla “Rota romana” (tribunale ordinario della Santa Sede che interviene con un terzo grado).

Anche se nessuna delle parti avesse presentato ricorso dopo la prima sentenza era obbligatoria la seconda sentenza.

La riforma, prima di essere pubblicata, papa Francesco, già nel 2014, l’aveva affidata a una commissione di inchiesta che completò le sue indagini e gli studi prima di riconsegnarla al pontefice come “un documento approvato all’unanimità”, che obbedisce alla “centralità del vescovo dei poveri”. Sostanzialmente la riforma prevede tre importanti novità:

  1. l’eliminazione dell’obbligo della doppia sentenza conforme: il primo grado dovrà durare un anno al massimo e la sentenza sarà esecutiva se non ci sarà appello o le motivazioni dell’appello saranno manifestamente infondate.
  2. il Vescovo giudice e il processo breve: la riforma prevede l’introduzione di una linea “amministrativa” complementare a quella giudiziale affidata al vescovo che avrà il potere di dichiarare nullo il matrimonio in un processo che è stato definito “breve”. Se tra le parti non c’è contenzioso e se le prove alla base della richiesta di nullità saranno evidenti il processo, dal momento della convocazione, potrà durare al massimo 30 giorni. La sentenza sarà emanata dal vescovo diocesano altrimenti verrà rimandata dal vescovo stesso al procedimento ordinario.
  3. il Giudice è unico: il tribunale dovrà essere collegiale, cioè formato da tre membri chierici. Se questo non sarà possibile si consentirà che un solo giudice sia chierico e gli altri laici. Nel caso in cui non fosse possibile un tribunale collegiale sarà sufficiente la presenza di un solo giudice che, però, deve essere un chierico. Il giudice unico sarà assistito da due aiutanti approvati dal vescovo, in rispetto a un principio garantista.

Nel matrimonio canonico si parla di “annullamento”, ma la Chiesa distingue nettamente il “giudizio di nullità” che riguarda il sacramento (ovvero il consenso e la sanzione ufficiale) e l’unione tra i coniugi che non può essere annullata da essa che, invece, può dichiarare non più valida la costituzione del matrimonio a causa di una serie di motivi già esistenti prima del “momento del consenso” come: l’impotenza, il matrimonio non consumato e la volontà di non procreare.

Già tempo addietro papa Francesco aveva espresso l’intenzione di semplificare le procedure con degli “interventi legislativi” e a tale scopo aveva affidato a un Sinodo straordinario un documento che fu utilizzato come base per la discussione proposta per tutte le diocesi del mondo e in esso si sosteneva: “Un grande numero dei Padri ha sottolineato la necessità di rendere più accessibili ed agili, possibilmente del tutto gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità del matrimonio”.

È bene ricordare che il processo canonico, per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale, era rimasto fermo a tre secoli addietro e cioè alla riforma compiuta da Benedetto XIV (Papa Lambertini), il quale aveva introdotto proprio l’obbligo della doppia sentenza conforme. Ora finalmente le lungaggini legislative sono superate come soprattutto le esose spese per la “Sacra Rota”.

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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