Diagnosticare precocemente un tumore al seno: quando la geografia fa la differenza

Anche grazie ai programmi di screening le donne che scoprono di avere un cancro al seno in stadio avanzato sono diminuite in diversi Paesi ad alto reddito, ma lo stesso non si può dire per altre regioni del pianeta

La diagnosi precoce è uno degli elementi cruciali per aumentare la probabilità di efficacia delle cure del cancro al seno. Lo stesso vale generalmente per tutti i tipi di tumore per i quali sono disponibili trattamenti: più sono diagnosticati precocemente e maggiori sono le possibilità di cura. Per quanto riguarda i tumori al seno, molto è stato fatto e si sta facendo perché si arrivi alla diagnosi il prima possibile, ma esistono grandi differenze tra i diversi Paesi. I risultati di uno studio svolto da ricercatori dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione (IARC) mostrano che la percentuale di tumori alla mammella diagnosticati quando la malattia si è già diffusa nell’organismo è più alta nei Paesi a basso reddito e tra le donne più anziane e con un basso stato socioeconomico. I dati sono stati pubblicati sulla rivista JAMA Oncology.

Lo stadio del tumore è un’informazione importante per stabilire la prognosi e i trattamenti da effettuare. Ma la stessa informazione aggregata, relativa alle diagnosi di moltissime pazienti, è anche utilizzata per misurare l’efficacia degli screening per la diagnosi precoce offerti dai servizi sanitari. Sapere a quale stadio mediamente viene diagnosticato il cancro al seno nelle diverse regioni del mondo è infatti fondamentale per le iniziative nazionali o globali volte a controllare meglio questo tipo di tumore.

I ricercatori della IARC hanno analizzato dati raccolti tra il primo gennaio del 2000 e il 20 giugno 2022 su 2,4 milioni di donne colpite da un cancro alla mammella in 81 Paesi. In alcune regioni ci sono state molte più donne che hanno ricevuto la diagnosi quando il tumore era già in fase avanzata, con presenza di metastasi a distanza. La più bassa percentuale di casi di tumore metastatico è stata diagnosticata in Nord America, in Europa e in Oceania, mentre le più alte in America centrale e Sud America, nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia centrale e occidentale. Per esempio, se tra Stati Uniti e Canada solo il 6 per cento delle donne ha ricevuto una diagnosi di cancro al seno metastatico, ossia quando la malattia si era già diffusa in altre zone del corpo, la stessa percentuale è stata di oltre il 24 per cento in 5 degli 11 Paesi dell’Africa sub-sahariana.

I risultati hanno anche mostrato che in Europa, Oceania e America la percentuale di pazienti con diagnosi di malattia metastatica è diminuita negli ultimi due decenni, sebbene ci siano stati aumenti in alcune categorie specifiche. Inoltre, le forme metastatiche vengono ritrovate più frequentemente tra le donne in età avanzata (oltre i 70 anni) e tra quelle in condizioni più svantaggiate dal punto di vista socioeconomico.

Secondo i ricercatori, sebbene nei Paesi ad alto reddito le politiche e gli interventi adottati, come i programmi di screening, abbiano portato a una diminuzione della percentuale di donne con cancro al seno metastatico al momento della diagnosi, restano molte disuguaglianze che vanno affrontate.

Nel mondo il cancro al seno è il tumore che viene diagnosticato più frequentemente. Nel 2023 solo in Italia sono state stimate circa 55.900 nuove diagnosi, come riportato nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2023” a cura di AIOM-AIRTUM. La sopravvivenza delle pazienti a 5 anni dalla diagnosi è comunque alta, pari a circa l’88 per cento, e lo è grazie sia allo screening sia alla maggiore efficacia delle cure. Anche una più alta consapevolezza tra le donne fa sì che la maggior parte dei tumori al seno venga diagnosticata in fase iniziale, quando è più curabile.

Ma non è così in tutto il mondo. Mentre nei Paesi ad alto reddito la sopravvivenza si aggira appunto intorno al 90 per cento, in altri è decisamente più bassa: in India e in Sud Africa è rispettivamente intorno al 66 e al 40 per cento. Anche alla luce di queste disuguaglianze, l’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato nel 2021 la Global Breast Cancer Initiative, un’iniziativa che ha lo scopo di ridurre la mortalità per il tumore alla mammella del 2,5 per cento all’anno fino al 2040. In un periodo di 20 anni ciò corrisponderebbe a circa 2,5 milioni di vite salvate. La diagnosi precoce è quindi fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Una strada che vede coinvolte le stesse donne, le quali vanno rese più consapevoli dei segni e dei sintomi del tumore e istruite sui comportamenti da adottare per ridurre il proprio rischio.

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