Dalla resistenza non violenta a quella violenta

Nel 1847 i “Patrioti” milanesi protestarono per l’ennesima volta contro l’Imperatore d’Austria e Ungheria Francesco Giuseppe, contro la superficialità con la quale erano state trattate le istanze, da loro presentate, da parte delle autorità della Lombardia e del Veneto (al servizio dell’Imperatore).

Era da tanto tempo che I cittadini del Lombardo-Veneto chiedevano riforme politico-amministrative ma nessuno diede il giusto rilievo a tali richieste, almeno fino a quando i nostri Patrioti decisero di iniziare una massiccia iniziativa contro le finanze imperiali attraverso l’astensione del gioco del lotto e del consumo del tabacco che producevano, per un’entrata erariale annua di circa 15 milioni di lire.

L’altissimo acume politico fu proprio quello di sacrificare una propria “esigenza”, quella del fumo, causando un danno fiscale che, fino a quel momento, fruttava circa 5 milioni l’anno, nelle casse imperiali.

Questa insolita protesta-resistenza non violenta si allargò sia come partecipazione che come “pensiero” al punto che le autorità asburgiche cercarono di provocare disordini nelle piazze e tra la popolazione, ma questa non cedette.

Gli austriaci non potettero giustificare in alcun modo nessun intervento repressivo, la non violenza aveva avuto ragione, i provocatori prezzolati inutilmente provocavano.

Il popolo, “coraggiosamente e intelligentemente”, non si lasciò coinvolgere.

Ultimo colpo di coda dell’”aquila asburgica” fu quello di considerare “turbatori dell’ordine pubblico” coloro che invitavano ad astenersi dal fumo e quindi perseguibili penalmente.

La rabbia del regime sfociò inevitabilmente in violenza, la repressione divenne sempre più incisiva ma malgrado tutto i milanesi non desistettero dalla protesta anzi iniziarono anche a disertare i teatri, i caffè e tutti quei locali frequentati dagli austriaci.

Anche la moda iniziò una grande “resistenza non violenta” arricchendo gli eleganti abiti con motivi tricolore, scoppiò la moda dei “cappelli alla calabrese”.

Le manifestazioni popolari anti austriache divennero sempre più frequenti da quando si venne a sapere che a Palermo il popolo chiedeva riforme costituzionali e le Autorità in tutta risposta impedirono che si potessero indossare abiti, oggetti e soprattutto i “cappelli alla calabrese, quelli alla puritana e quelli all’Ernani”.

Purtroppo gli studenti dell’Università di Padova e Pavia caddero nel tranello e, reagendo d’impulso, ebbero degli scontri con le forze armate austriache offrendo motivi più che sufficienti per chiudere tutte le Università del Regno Lombardo-Veneto.

L’unità di intenti e lo spirito di solidarietà del popolo Lombardo-Veneto certamente produsse uno spirito patriottico che portò alla liberazione dal dominio asburgico ma forse non ci sarebbe stato se il popolo non avesse avuto quella grande intuizione di boicottare il consumo di tabacco facendo prevalere la solidarietà collettiva all’egoismo personale.   

Oggi, invece, dobbiamo rassegnarci al fatto che in nome della pace dobbiamo disobbedire alle leggi, essere liberticidi, accettare comunque chi manifesta il “proprio pensiero” (generalmente indotto) accomunato però alle cosiddette “confusioni di massa”.

Dobbiamo accettare chi denigra e insulta chi non la pensa come noi e comunque accusare chi si oppone e non ci fa prendere quello che vogliamo, anche se la legge non lo consente e questo solo perché si appartiene a qualche centro sociale o si è protetti dalla “bandiera della politica”.

Purtroppo l’arroganza ideologico-politica appartiene prima che all’ignoranza alla fazione (destra o sinistra). Di fronte a queste “assurdità sociali” ci si pongono tante domande e tra queste anche qualcuna al Governo del tipo «e mo’, caro Governo, vediamo come ti metti e cosa farai nei confronti dei trasgressori (delinquenti) che assalgono e devastano? Sai solo fare proclami»? L’unica speranza è che chi ha orecchie per intendere intenda, chi invece le orecchie le ha solo per portare orecchini sfili pure tranquillo, lungo le vie dell’arroganza partitica o di “bandiera”.

Paolo Laurita
Paolo Laurita
Articoli: 24