Campo, campicello, campuccio o…camposanto?

di asterisco

La metafora del campo, mai come nella politica nostrana, tende a evolversi in tal senso. Le idee, per l’appunto messe in campo possono essere dimensionate in vari modi. Siamo passati da chi mosso da un’idea, più propriamente sportiva, è sceso in campo confondendolo con il paese che amo, a tanti che ci giocano come se fosse un elastico pazzerello e a seconda del responso elettorale sia esso locale, regionale, nazionale e perché no europeo, prende forma.

Emerge la singolare e autoctona caratteristica, ahimè malaugurata idea, vero mantra di forze politiche che marciano al grido di autonomia nella differenziazione con il vessillo gattopardesco del cambiare tutto per non cambiar nulla né tantomeno l’unità nazionale.

Unica certezza purtroppo l’esponenziale spazialità del campo dell’astensionismo e così facendo la democrazia va verso il campo dei più.  Si finisce così nel campo oceanico dell’uno solo al comando eletto dal popolo. Belle parole ma specularmente simili a quel “Dio me l’ha data e guai a chi la tocca” quasi che il mandato elettorale fosse una corona… ma di che non è dato sapere!

radionoff
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