Il sindaco di Campagna Roberto Monaco e il sindaco di Sant’Angelo Le Fratte Michele Laurino, hanno avuto un primo incontro, stamattina, a Sant’Angelo Le Fratte, per avviare l’iter per la sottoscrizione di un Protocollo di Intesa per valorizzare, nei rispettivi comuni, la straordinaria figura di Juan Caramuel, Vescovo di Campagna e Satriano dal 1657 al 1673.
Juan Caramuel y Lobkowitz, o anche Lobkowicz (Madrid, 23 maggio 1606 – Vigevano, 7 settembre 1682), è stato un vescovo cattolico e matematico spagnolo. Nacque a Madrid da Lorenzo Caramuel, un aristocratico fiammingo il cui padre, Eugenio, si era trasferito in Spagna come ministro di Carlo V, e da Caterina Frisse Lobkowitz, legata da rapporti di parentela sia con la casa reale danese che con la nobile famiglia boema dei Lobkowitz (ovvero Lobkowicz). Fanciullo prodigio, già in tenera età conosceva l’astronomia, insegnatagli dal padre e le lingue orientali. Dottore in filosofia a 15 anni, entrò nell’ordine cistercense. Nel 1626 insegnava teologia a Salamanca, nel 1638 si laureò in teologia a Lovanio. Nel 1645 andò a Vienna come ambasciatore presso l’imperatore Ferdinando III, che ne utilizzò l’abilità di ingegnere militare, già dimostrata nel 1635 a Lovanio contro il duca d’Orange e a Frankenthal contro i Francesi. Nominato vicario generale di una ricca abbazia di Praga, introdusse in Austria il canto gregoriano. Nel 1648 difese Praga assediata dagli Svedesi, alla testa di un corpo di volontari, formato di ecclesiastici. Chiamato a Roma nel 1655 da papa Alessandro VII, fu nominato consultore delle congregazioni del Santo Uffizio e dei Riti, dove le sue opinioni incontrarono poco favore. Nominato vescovo di Campagna, nel Regno di Napoli, vi fondò tra il 1657 e il 1660 una stamperia, dalla quale uscirono volumi con bei caratteri, frontespizi ornati, illustrazioni originali: creò anche una Typographia Episcopalis Satrianensis (distrutta) e un’altra a Sant’Angelo Le Fratte, attiva nel biennio 1664-65. Di lì, obbedendo agli ordini della Santa Sede e del viceré di Napoli, la riportò a Campagna, dove abbondante fu la produzione. Nel 1673 fu promosso alla sede di Vigevano, dove progettò la nuova facciata della cattedrale, priva di rapporti con le dimensioni e la posizione della chiesa retrostante, ma stupenda chiusura scenografica della piazza Ducale. A Vigevano Caramuel fondò nel 1681 una stamperia, provvista di caratteri latini, greci, ebraici, siriaci, arabi, etiopici. Il suo interesse alla tipografia è documentato dall’opera Syntagma de arte typographica (Lione, 1664): un opuscolo di 15 pagine in cui egli tratta molti temi: scrittura, carta, arte tipografica, uomini addetti, generi di caratteri, stampa a due colori, dedicatoria, prologo e indici, licenza e censura, bozze, esemplari, lavoro dei tipografi, correzione apostolica, limiti della tolleranza. «Caramuel fu un maestro dell’Arte tipografica di fama universale, poiché i precetti fissati nel Syntagma, elaborati a S. Angelo e stampati a Lione, in un’epoca in cui non esistevano opere similari, ebbero larga diffusione in quasi tutti i Paesi d’Europa». Caramuel scrisse più di 70 opere, molte delle quali in parecchi volumi e si occupò di tutto lo scibile; matematica, astronomia, scienze naturali, teologia, filosofia, grammatica, musica, meccanica, fortificazioni, diritto canonico e pubblico, storia; scrisse versi ed opere mistiche; leggeva 24 lingue, inventò una lingua universale a segni, una nuova terminologia per la filosofia e la teologia, costruì degli automi, ecc. Grande esperto di Cabala, Caramuel premise un Iudicium alla traduzione in ebraico della Summa contra Gentiles realizzata da Giuseppe Ciantes (1657). Nel Iudicium uno dei più duri e sistematici attacchi alle speculazioni cabbalistiche in area cattolica, Caramuel (che ha di mira soprattutto la dottrina dell’inconoscibilità di Dio) condanna tali speculazioni non soltanto come empie, ma anche e soprattutto come assurde. Caramuel era in attivo rapporto epistolare con i più famosi studiosi dell’epoca: i filosofi René Descartes e Pierre Gassendi; lo scienziato gesuita Athanasius Kircher; il frate cappuccino ceco e astronomo Antonius Maria Schyrleus de Rheita, il medico boemo Jan Marek Marci, papa Alessandro VII (Fabio Chigi), che era un grande ammiratore del suo lavoro; l’astronomo belga Godefroy Wendelin, il teologo Antonino Diana, Giovanni Battista Hodierna, Johannes Hevelius, Tommaso Cornelio, Valeriano Magni, Juan Eusebio Nieremberg e molti altri.

