Asma, wheezing e bronchiolite. Come si curano (Audio)

Un attacco d’asma, un respiro sibilante simile a un fischio o affannoso a causa della bronchiolite, creano molta apprensione nei genitori. Eppure sono difficoltà respiratorie molto comuni nei più piccoli, soprattutto nei mesi invernali, quando i virus stagionali circolano di più.

Asma

L’asma è una malattia cronica che interessa le vie aeree dei polmoni (i tubi che portano l’aria dentro e fuori dai polmoni). La mucosa che riveste i bronchi si infiamma e si “gonfia”, le ghiandole della mucosa producono del muco denso, i muscoli della parete dei bronchi si contraggono. Ne risulta una riduzione di calibro dei bronchi, con difficoltà al passaggio dell’aria, sintomo principale dell’asma. L’asma può essere in parte ereditaria sia per la malattia sia per una possibile causa: l’allergia (asma allergica). La probabilità di divenire asmatici, quindi, aumenta in proporzione al numero di asmatici presenti in famiglia. Circa il 50% degli asmatici riconosce come causa l’allergia a sostanze inalanti: pollini, derivati degli acari, animali, ecc. L’asmatico ha dei bronchi iperattivi: uno stimolo (allergeni, irritanti, gas di scarico, polveri, odori forti, fumo, sbalzi di temperatura od umidità, sforzi fisici, ecc.), che nelle persone non asmatiche non crea problemi, può scatenare una crisi di asma. L’esame principale per diagnosticare l’asma è la spirometria. Qualora la spirometria dimostrasse una ostruzione dei bronchi è necessario verificare se un broncodilatatore può migliorare il disturbo, eseguendo, dunque, un test di bronco dilatazione. Se al momento dell’esame la funzionalità respiratoria fosse normale, si dovrà verificare il sospetto diagnostico con un test di broncostimolazione (inalazione di dosi crescenti di una sostanza irritante dei bronchi per verificare se tendano a reagire in modo esagerato). La diagnosi necessita poi di essere affinata con la ricerca della causa scatenante. Le ricerche saranno indirizzate dalla storia clinica, dopo di che si potranno eseguire prove allergologiche mediante test cutanei e/o ricerca delle immunoglobuline (anticorpi) specifiche. In alcuni casi, sono necessari approfondimenti come test di provocazione specifica o prove di eliminazione (astensione dal contatto con agenti sospettati come causa dell’asma). È noto che l’esposizione a gas di scarico delle automobili, in particolare diesel, può facilitare la comparsa di asma. Una volta diagnosticata la malattia, è necessario eseguire con regolarità la terapia prescritta adeguando l’intensità delle cure in base ai sintomi, coordinandosi con il proprio medico o lo specialista. È necessario prevenire infezioni come influenza o polmoniti, usando i vaccini opportuni, evitare esposizione a sostanze irritanti (in primo luogo il fumo di tabacco), condurre una vita salutare con alimentazione regolare e buona attività fisica. È estremamente importante concordare con lo specialista il tipo di terapia più adatta, prendendo in considerazione anche la modalità di assunzione (inalatore, con o senza spaziatore) e programmando l’eventuale somministrazione di farmaci in caso di riacutizzazione. I farmaci utilizzati sono: Broncodilatatori a breve durata di azione, da utilizzare al bisogno in caso di forme lievi o di riacutizzazioni. I corticosteroidi possono, però, facilitare la comparsa di candidosi (mughetto) e pertanto si consiglia di sciacquare la bocca eseguendo dei gargarismi dopo la somministrazione. Broncodilatatori a lunga durata di azione, da utilizzare sempre in associazione con i corticosteroidi inalatori. Farmaci per bocca, come antagonisti dei leucotrieni o teofilline (meno efficaci dei farmaci sopra elencati). I farmaci per via inalatoria vengono somministrati a dosi tali che l’assorbimento è minimo e gli effetti collaterali sono generalmente trascurabili.

Respiro Sibilante (Wheezing)

Il respiro sibilante o wheezing in inglese (da un’antica parola scandinava che significa fischiare) può essere definito come un suono musicale, acuto e continuo, emesso durante l’espirazione, cioè la fase del respiro in cui si emette l’aria all’esterno. Il wheezing è di per sé poco specifico e si associa in genere ad ostruzione delle vie aeree (in particolare le medie-piccole vie). È dovuto all’accelerazione del flusso d’aria mentre attraversa vie aeree parzialmente ostruite, generalmente a causa di uno spasmo (contrazione involontaria) della muscolatura bronchiale. Tuttavia, esso non è sinonimo di broncospasmo (contrazione spastica dei muscoli che rivestono la parete dei bronchi e dei bronchioli, alla quale si associa difficoltà respiratoria), dato che, nel caso del wheezing, non vi è, per lo più, solo la contrazione della muscolatura liscia bronchiale a determinare l’ostruzione delle vie aeree. Accanto alla contrazione della muscolatura bronchiale, può associarsi una infiammazione e rigonfiamento della mucosa (come nel caso della bronchiolite), o una ostruzione meccanica (ad esempio da corpo estraneo o muco). Può anche presentarsi come una combinazione di tutti e tre questi eventi. Può essere presente in maniera isolata o associato ad altri sintomi quali tosse e difficoltà respiratoria (dispnea). È un reperto frequente in età pediatrica e si stima che la prevalenza sia del 50% nei primi 5 anni di vita. ll respiro sibilante è una malattia causata da molteplici fattori. Il ridotto peso alla nascita e la nascita pretermine costituiscono rilevanti fattori di rischio perché si possono accompagnare a un ridotto sviluppo delle vie aeree. In questi bambini, di solito, le infezioni respiratorie virali (in particolare da Rhinovirus nei primi anni di vita) sono di solito l’elemento scatenante nei primi anni di vita, causando un ulteriore restringimento, temporaneo, delle basse vie respiratorie. Altri fattori scatenanti sono rappresentati da fattori ambientali (inquinanti, fumo di sigaretta, allergeni come pelo di cane o di gatto, muffe, acari).

Bronchiolite

La bronchiolite è una malattia virale la cui fase di contagio dura generalmente dai 6 ai 10 giorni. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) è l’agente patogeno più spesso responsabile della bronchiolite, che è una malattia che si manifesta con la comparsa di una febbricola a cui seguono tosse, difficoltà respiratorie e aumento della frequenza respiratoria. Nei bambini più piccoli possono verificarsi anche episodi di apnea. Circa un bambino su tre sviluppa una bronchiolite nel primo anno di vita e spesso è necessaria l’ospedalizzazione. Tra le malattie respiratorie la bronchiolite, associata ad un aumento del rischio di malattie respiratorie croniche, è quella che interessa più di frequente i bambini sotto l’anno di vita. Approssimativamente un bambino su tre sviluppa una bronchiolite nel primo anno di vita e il 2-3% di tutti i bambini richiede l’ospedalizzazione. La diagnosi di bronchiolite si fonda su due baluardi: l’interpretazione medica dei dati anamnestici, l’esame obiettivo. Non è sempre necessario ricorrere ad esami di laboratorio (indispensabili, però, nella ricerca del virus responsabile) o alla radiografia del torace. Occorre ricordare che in un bambino piccolo un aumento immotivato della frequenza respiratoria è indicativo di infezione delle basse vie respiratorie, in particolare bronchiolite o polmonite. L’assenza di febbre non esclude la diagnosi, mentre la febbre elevata è un campanello d’allarme per altre possibili cause infettive. La gestione del bambino con bronchiolite varia in funzione della gravità della malattia: i casi più lievi possono essere gestiti a casa, mentre in tutti i bambini che giungono in Pronto soccorso con sospetto di bronchiolite va misurata l’ossigenazione tramite pulsossimetria (SpO2). I bambini con SpO2 <90-92% necessitano di ricovero; se invece l’SpO2 >90-92% il ricovero dipenderà dalle condizioni cliniche generali e dalla presenza di fattori che aumentano il rischio di aggravamento, come: l’età inferiore all’anno di vita, la prematurità, condizioni come l’immunodeficienza, le malattie cardiopolmonari. Saranno inoltre da valutare elementi, quali: il contesto sociale del bambino, la capacità della famiglia di applicare le cure richieste in modo efficace o di saper riconoscere i segni di allarme per decidere di riportare il bambino in ospedale, la distanza del domicilio dai luoghi di cura. Nelle bronchioliti medio-gravi risulta fondamentale il controllo regolare delle condizioni del bambino, verificando la frequenza respiratoria e il lavoro respiratorio (valutare la presenza di rientramenti al giugulo, alitamento delle pinne nasali, rientramenti intercostali, rumori respiratori), la frequenza cardiaca e la SpO2, lo stato di idratazione valutato almeno ogni 4 ore o più spesso in relazione allo stato del piccolo e alle indicazioni del medico. In alcuni casi può essere necessario il ricovero in terapia intensiva. La bronchiolite è una malattia che in genere si risolve spontaneamente senza richiedere la somministrazione di farmaci, in particolare non è indicata la somministrazione di: broncodilatatori, corticosteroidi, antibiotici (salvo in casi particolari come sovrainfezione batterica o bambini immunocompromessi e/o immunodepressi). La terapia deve essere sostanzialmente di supporto e deve garantire, in primis, un’adeguata ossigenazione del sangue (attraverso la somministrazione di ossigeno umidificato e riscaldato; molto efficace è l’ossigenoterapia ad alti flussi tramite naso cannule) e una buona idratazione. Il bambino può proseguire l’allattamento al seno, con poppate brevi ma frequenti o, in modo analogo, l’alimentazione con piccole quantità di formula artificiale. Ove il bambino presenti un introito di liquidi inferiore al 50-75% rispetto al solito, è necessaria la nutrizione tramite sonda naso-gastrica o oro-gastrica o, nei casi di disidratazione più importanti, la somministrazione di soluzioni glucosaline per via endovenosa. Nel caso di un lattante allattato al seno, in considerazione della graduale riduzione della sua capacità di poppare, l’offerta materna di latte potrebbe ridursi con il passare dei giorni. In questi casi è opportuno suggerire alla mamma di proporre spesso il seno al suo piccolo, ma anche di effettuare la raccolta del latte materno che residua al termine delle poppate (o di alcune di esse), al fine di mantenere valida la produzione lattea. Come terapia di supporto, inoltre, si raccomandano regolari lavaggi nasali con soluzione salina, con l’obiettivo di ridurre l’ostruzione nasale e facilitare la respirazione e la nutrizione. La complicanza acuta più frequente della bronchiolite è l’insorgenza di apnee. Secondo alcuni studi il rischio di apnea si ritrova soprattutto in: bambini che hanno già avuto una apnea; bambini sotto il mese di vita; bambini nati prematuri.