Aree interne: la strategia di Confartigianato

“Ridisegnare un patto tra i territori urbani e le aree interne e montane, finalizzato a ridurre il divario di accesso a infrastrutture e servizi, a beneficio non solo della sostenibilità sociale ma anche della competitività complessiva dei comparti produttivi tra i quali l’artigianato e le pmi”: è la strategia di Confartigianato per lo sviluppo delle aree interne. La Giunta regionale, da febbraio scorso, ha stabilito che i comuni rientranti nelle attuali 4 Aree Interne (Marmo Platano, Alto Bradano, Val Sarmento e la Collina Materana) aumentano di numero e nel contempo vengono istituite 3 nuove Aree: Basso Agri, Medio Basento e Vulture che coinvolgono 30 nuovi Comuni, portando complessivamente quelli lucani interessati dalla Strategia Nazionale Aree Interne a quasi 70 Municipi. In dettaglio le tre nuove Aree interne per la programmazione 2021-2027: Medio Agri costituita dai comuni di Armento, Gallicchio, Missanello, Roccanova, San Chirico Raparo e Sant’Arcangelo; Medio Basento costituita dai comuni di Calciano, Ferrandina, Garaguso, Grassano, Pomarico, Salandra e Tricarico; Vulture costituita dai comuni di Atella, Barile, Filiano, Ginestra, Lavello, Maschito, Montemilone, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Venosa. “Diventa necessario – commenta Rosa Gentile presidente Confartigianato Matera – a differenza di quanto è avvenuto con il provvedimento della Giunta senza alcun confronto con le parti sociali, definire gli interventi previsti per la Strategia nazionale per le aree interne (Snai), che mira a contrastare la marginalizzazione e i fenomeni di declino demografico propri delle aree interne. Confartigianato auspica che l’effettivo inserimento nella Snai di tutti comuni territoriali sino a ad oggi esclusi avvenga in tempi brevi, nel quadro di una strategia più ampia delle istituzioni volta alla tenuta demografica, ambientale e sociale delle nostre aree montane e collinari. Nel sostegno alla nostra montagna – prosegue – l’approvvigionamento di risorse come l’acqua e la prevenzione dei rischi idrogeologici debbono diventare i capisaldi di una sostenibilità ambientale non solo basata su buone pratiche e modelli teorici, ma che rappresenta una precondizione per la continuità stessa delle piccole e medie imprese. I territori più provati dal dissesto sono da sempre quelli collinari e montani, con il rischio che l’emergenza possa aggravare quei fenomeni di spopolamento ed impoverimento già in atto”.

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