La deflagrazione in un deposito di nitrato di sodio vicino al porto. Il boato si è sentito fino a Cipro. Tra le vittime il segretario del partito falangista. Gravi danni a moltissimi edifici, compreso il palazzo presidenziale. Il governatore della capitale libanese: «Come Hiroshima e Nagasaki». Il presidente Aoun ha riunito il Consiglio supremo di difesa. Ferito in modo lieve anche militare italiano della forza internazionale Unifil. Tra le due esplosioni sono passati circa 15 minuti: una è avvenuta nella zona del porto e l’altra nei dintorni della città. Secondo quanto riferisce su Twitter la corrispondente del quotidiano emiratino The National, Joyce Karam, una delle due deflagrazioni avrebbe avuto luogo nelle vicinanze della residenza dell’ex primo ministro Sa’ad Hariri. «Dai miei colleghi a Beirut arrivano resoconti terrificanti: raccontano di case distrutte, macerie ovunque e fiumi di vetri nelle strade. Le autorita’ parlano di centinaia di morti e feriti ma secondo me è difficile fare un bilancio esatto perché i soccorritori fanno fatica a farsi strada tra il caos e le macerie per raggiungere le zone piu’ prossime alle esplosioni». È quanto sostierne Ilaria Masieri, responsabile programmi in Libano e Palestina per Terre des hommes, a poche ore dalla doppia esplosione che ha scosso la capitale libanese. La ong, che in Libano conta quasi 150 operatori in tutto il paese impegnati in programmi educativi e di protezione minorile rivolti sia ai libanesi che ai profughi siriani e palestinesi, ha a Beirut il suo quartier generale: «I vetri della nostra sede sono saltati sebbene disti circa 10 chilometri dal luogo delle esplosioni” riferisce Masieri. Dal Paese arabo giungono racconti di deflagrazioni incredibilmente potenti, continua la referente, dal momento che sono state avvertite anche in aeroporto, situato anch’esso a una decina di chilometri dai luoghi delle esplosioni. I cooperanti di Terre des Hommes stanno tutti bene ma «alcuni hanno riportati danni seri all’abitazione. Ci riferiscono inoltre che i feriti sono cosi’ tanti che negli ospedali si stanno dimettendo i casi meno gravi per lasciare il posto alle vittime di questo disastro». E il clima tra i cooperanti, come riferisce Masieri, è di grande «tensione e paura: a Beirut scene simili rimandano subito ai tempi bui della guerra civile e degli attentati». Il governo ha proclamato per oggi giornata di lutto nazionale. Il primo ministro del Libano, Hassan Diab, ha proclamato una giornata di lutto nazionale per le vittime della doppia esplosione. Il presidente del Libano, Michel Aoun, ieri sera ha convocato il Consiglio supremo della difesa per una riunione di emergenza. Israele non avrebbe niente a che fare con le esplosioni avvenute nel porto e nel centro di Beirut, che hanno causato centinaia di feriti e diversi morti e di cui si ignorano ancora le cause. A dirlo sarebbero fonti vicine governo di Tel Aviv rilanciate da diverse testate internazionali, tra le quali il quotidiano libanese The Daily Star. Il ministro degli Affari esteri israeliano, Gabi Ashkenazi, ha invece detto all’emittente Israeli N12 che le esplosioni sono state probabilmente causate da un incidente dovuto a un incendio. Subito dopo le deflagrazioni hanno iniziato a circolare sui social network voci che ipotizzano la responsabilità dei sionisti d’Israele per il doppio incidente: almeno un luogo dove si è verificata l’esplosione – la più potente delle due – sarebbe secondo alcuni un magazzino di armi in possesso del partito politico e movimento armato di matrice sciita Hezbollah, tradizionale nemico di Israele. Il ministro dell’Interno del Libano, Mohamed Fehmi, ha dichiarato ai giornalisti che una delle due esplosioni verificatesi a Beirut, quella al porto, sarebbe stata causata «dal nitrato di ammonio, immagazzinato in grande quantità». Le dichiarazioni confermerebbero le notizie che circolano sui social network circa la formazione di una nube tossica, riconducibile a una sostanza chimica, segnalata dai residenti di Beirut. Anche una testata libanese, Al Mayadeen, riporta di un deposito di sostanze chimiche, in particolare il benzene. La forte esplosione avvenuta all’interno del porto di Beirut ha coinvolto un team della missione Unifil. A quanto si apprende, un militare italiano del contingente ha riportato lievi ferite. È stato lo stesso militare a informare direttamente i familiari sul suo stato di salute. Sul posto, in stretto coordinamento con le forze di sicurezza libanesi, sono intervenuti i soccorsi del Sector West di Unifil che hanno provveduto all’evacuazione del personale. Sono in corso gli accertamenti da parte di Unifil e delle forze di sicurezza libanesi per accertare la dinamica dell’accaduto.

