Anche per bere c’è disuguaglianza

L’acqua ha acquistato dignità di simbolo da quando si è appreso che è a rischio. Essa come bene “ordinario” dovrebbe essere a disposizione di tutti gli abitanti della Terra ma in pratica per alcuni è o elemento d’abuso e spreco o per altri addirittura inesistente. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite redatto prima del Covid-19, un cittadino americano consumava una media di circa 550 litri d’acqua al giorno contro i circa 350 litri al giorno che consumava un cittadino europeo. In Africa, in tempo di “vacche grasse”, se ne consumavano in media circa nove litri al giorno per ogni cittadino africano e addirittura pare che oggi si sia ulteriormente abbassata la media del consumo pro-capite. Questa non è altro che la dimostrazione pratica delle differenze che intercorrono tra gli abitanti del pianeta o forse è più esatto dire tra alcuni rispetto la totalità degli abitanti. Se però ci addentriamo con un’ analisi un po’ più attenta dobbiamo considerare anche che uso se ne fa dell’acqua al “Nord del Mondo”, rispetto al “Sud del Mondo”. Il Nord è abituato a considerare l’acqua come elemento naturale di proprietà e quindi utilizzabile secondo la propria volontà e disattenzione. Dimostrazione di questa considerazione ci è data dal fatto che stanno proliferando sempre più grandi aziende nel settore delle bevande che premono sui governi affinché il simbolo del pianeta venga privatizzato del tutto. L’industria acquista le sorgenti e la gestione d’esse da cui estrae pure “l’acqua santa”. Lo studio che si è intrapreso sulla proprietà, l’uso e gestione dell’ormai “prezioso liquido”, ha preso ad esaminare anche la situazione politica ed economica dei vari paesi (assetati o non), sul reddito che questi hanno, il debito nei confronti di altri paesi, il commercio che conducono con l’estero, nonché l’istruzione, la situazione sanitaria e le spese militari. Ovviamente questi studi tendono ad ottimizzare la distribuzione dei beni che la Terra offre e, soprattutto, le intenzioni o volontà di sviluppo a cui tendono i governi (forse).Certo, la ricerca che prima stabiliva il reddito pro capite, come abbiamo visto per il consumo dell’acqua, oggi stabilisce l’Indice di Sviluppo Umano (Hdi), un valore in cui rientrano: reddito, alfabetizzazione, probabile sviluppo del paese e tra le altre molteplici voci anche quella della quantità di necessità e di reale disponibilità d’acqua. Chi sa se gli inquinatori di fontane pubbliche sono a conoscenza di quanto si è appena scritto ma certamente non sanno della grande quantità d’acqua che occorre per il ripristino della fontana (ovviamente storica e artistica), per protestare a favore di chi acqua non ne ha. Questi imbrattatori (forse in buna fede) si adoperano per dispensare consigli per la salvaguardia del pianeta, perfezionando sempre più i metodi di contestazione affinché gli Stati possano intervenire, dopo i restauri dei danni ricevuti, per risolvere la povertà, la sanità gratuita a tutti e la sempre migliore e diversificata condizione della donna e per finire la soluzione di ogni problema ambientale.

Caterina Laurita
Caterina Laurita
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