Ambiguità, visibilità, censura…è meglio una zizza o il mazzo di Damiano dei Maneskin?

di Massimo Pugnace

Su tutte le prime pagine siano esse dei giornali o del web spopola la notizia del successo dei Maneskin oltreoceano, corredata da svariati video con immagini, alcune volutamente sfumate altre più in primo piano e zoomate con chissà quale morbosa attenzione. Si grida subito allo scandalo, da parte di alcuni e alla censura da parte di altri perdendo il senso della misura in un mondo in cui se ne vedono di tutti i colori in barba all’estetica ricorrente in siffatti spettacoli o kermesse o meglio award prestigiosi, ma per la sola tasca di qualcuno. Non occorre scomodare il presunto Canone di Policleto per dare un giudizio sul davanti e sul di dietro di uno sculettante e tatuato seminudo strimpellante! È rock e può andar bene, così come occorre dire che è anche piuttosto datato, ma sappiamo bene che da noi ci si arriva sempre non importa quando, ogni occasione è buona e le multinazionali discografiche conoscono bene i propri polli che siano d’oltreoceano o d’oltremanica o autoctoni, non importa!

Siamo costretti giocoforza a rientrare nel nostro vivere quotidiano ma reale: la campagna elettorale dei mezzi d’informazione che non si lasciano sfuggire l’occasione per distoglierci dai grossi problemi energetici e soprattutto sociali che si profilano all’orizzonte!

Ed ecco come anche l’ambiguità di una nostra parte anatomica possa essere sfruttata a pieno!

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