Voci dal territorio ferrarese. Tratto dal Centro documentrazione e studi

Secondo alcune indagini statistiche, viviamo in un tempo nel quale la gran parte della ricchezza mondiale è controllata dall’1% dell’umanità: pochi miliardari e diverse multinazionali detengono praticamente il potere economico  e finiscono per influenzare enormemente le sorti della Terra e dell’intera Umanità. Ritornano alla mente le domande del “lettore operaio” della famosa poesia di Bertolt Brecht: perché nei libri di storia si parla solo dei Grandi e mai degli umili? Perché gli archi di trionfo  sono stati “eretti” dai Cesari e mai dai legionari o, parafrasando, i ponti dagli Architetti e mai dagli operai? In questa settima dove tra l’altro celebriamo la Festa dei Lavoratori,  invitiamo dunque a rileggere le Domande di un lettore operaio (https://www.filosofico.net/brecht83operaio3.htm) per provare a dare (a darsi) ancora una volta delle risposte. Facciamolo in questo giorno dove, ancora una volta, cantare insieme al Concertone del Primo Maggio – seppure distanziati o addirittura ognuno a casa propria – rappresenterà il rito capace d assolvere il suo…rituale: stabilizzare la vita e renderla resistente. Questo fa un rito nella sua ripetizione perché la ripetizione permette di riconoscersi. La ripetizione è una forma che catalizza passato e futuro in un presente vivo. La ripetizione fa ricordare e riprogettare contemporaneamente. E oggi il presente vivo è la voce di Milva che ricorderà, con le sue indimenticabili interpretazioni, le parole di Brecht, Piazzolla, Battiato, e riprogetterà tutti i primi maggi che verranno. Dunque perché ancora oggi ci chiediamo se il vero protagonista della storia recente è quell’ 1% che possiede tanto o è quel “restante” 99% che, a volte,  non possiede neanche la tranquillità del nulla? Perché oggi dopo questa pandemia, dopo la crisi economica e dopo il (vicino) ricordo di questi due anni sarà tempo di ripartire con il piede giusto e di dare delle risposte alle domande di sostenibilità, salute, sicurezza ed equità. E forse, davvero, le domande del lettore operaio riceveranno risposte chiare e certe proprio grazie al Lavoro. Potremmo così affrontare la cosiddetta transizione ecologica necessaria e non più rinviabile e con questo sapere-fare affrontare e risolvere le problematiche ambientali che abbiamo creato nella nostra economia così selettiva da destinare a pochi quello che dovrebbe essere ridistribuito fra tanti. Potremmo farci le domande giuste su come e con che cosa sostituire la plastica o come rimpiazzare il nero fossile con il verde bio, come sostituire le tradizionali filiere dell’ estrai-produci-usa-consuma-getta con quelle dell’ eco-design-distribuisci-recupera-ricicla-riproduci. Su questi interrogativi si concentrano la maggior parte degli interventi di questa settimana: quello di Sergio Foschi sulla sostituzione sostenibile della petrol-chimica con la chimica verde; quello di Giuseppe Ferrara sulla transizione… ENIrgetica che evidentemente strizza l’ occhio all’annunciata chiusura dell’impianto di Porto Marghera partendo dall’iniziativa sindacale svoltasi a Ferrara il 26 Aprile. Potremmo proporre nuove proposte rivolte al futuro di tutti e non solo di quell’1% o ancora istituire e valorizzare patti fiduciari tra generazioni: cosa è Scienza e Conoscenza se non questa collaborazione intergenerazionale? Cominciare così a ridare più impulso all’Istruzione Sicura ed Equa in tutto il territorio nazionale. Fare tesoro della preparazione e delle competenze dei nostri giovani che potranno scegliere liberamente, se lo vorranno, di fuggire ma anche di restare. Su questi aspetti si inseriscono tre interventi del Blog di questa settimana. Quello di Andrea Gandini sottolinea il grande valore aggiunto rappresentato dalla compresenza di anziani e giovani sui luoghi di lavoro per rilanciare le imprese. L’intervento di Vincenzo Balzani è un articolo apparso recentemente su un quotidiano dal titolo Se la scienza “legge” il mondo, mentre Salvatore Lattanzio si sofferma ancora una volta sulla necessità di un “whatever it takes” anche per la Scuola e l’ Istruzione. Un Paese, un territorio e le forze vive che li rappresentano hanno oggi il dovere di trasformare questi potremmo, che abbiamo elencato grazie ai contributi fin qui anticipati, in concrete possibilità quindi in veri e propri possiamo e dobbiamo fare. Sarà il fare, dunque il Lavoro, la vera transizione ecologica. Sarà il Lavoro la vera trasformazione energetica. Sarà il Lavoro l’unico e imperdibile Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.   Sarà il Lavoro a far sì che il 99% dell’umanità possa avere quello che gli spetta davvero: il Futuro. E Guglielmo Bernabei  nel suo curato e dettagliato intervento sulla Sostenibilità e Sviluppo riflette proprio sui cambiamenti strutturali nel mondo del lavoro fornendo alcune proposte per una nuova occupazione nella provincia di Ferrara partendo da un assunto: la rarefazione demografica di aree interne e rurali come la nostra  hanno “il vantaggio di rendere più facile l’individuazione e il coinvolgimento dei soggetti sul territorio interessati al suo sviluppo, per delineare e condividere con questi un’idea di futuro”. E di Italia stretta nel declino demografico parla il demografo Alessandro Rosina nel suo contributo che denuncia non solo la mancanza, nel nostro Paese, di una vera e propria strategia di risposta alla sfida demografica, ma anche rischio di finire nell’ultima fase di un noto modello utilizzato per rappresentare la capacità di reazione di fronte a una possibile situazione irreparabile. Insomma di quello che potremmo e dovremmo tempestivamente fare prima che tale processo diventi irreversibile. Non possiamo però nascondere che se tante cose possiamo e dobbiamo fare ( tra le tante ricordiamo quella di seguire i consigli di Paolo Micalizzi per questa settimana nella sua abituale Rubrica Cinema e lavoro in TV) qualcosa, irrimediabilmente, andrà persa come ci ricorda Marianna Suar nella sua testimonianza sulla chiusura del Mercatino dell’usato in via del Pontino a S. Giorgio. (fonte CDS)

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