Virus Corona. Cosa sta succedendo nel mondo

di Anna Lisa Bonfranceschi

Il monitoraggio globale al momento parla di circa 110 milioni di casi e quasi due milioni e mezzo di vittime. L’ultimo bollettino settimanale spiegava come i dati complessivamente – sia per quel che riguarda i contagi, sia il numero dei decessi – erano in calo, rispettivamente del 16% e del 10% rispetto alla settimana precedente. Un calo che, come mostrano gli ultimi grafici dell’Ecdc del 18 febbraio si verifica da circa 5 settimane, ovvero da poco dopo l’inizio del 2021. Sono il continente americano e l’Europa a guidare i nuovi casi. Più lento (come sempre) e con un trend meno definito quello sul numero di morti. In realtà, rimanendo confinati per macroaree, la situazione non segue – come lecito attendersi in parte – lo stesso andamento. Per esempio, riferisce proprio l’Oms, nella regione del Mediterraneo orientale nell’ultima settimana si è osservato un aumento dei casi (pari a circa il 7%), unica tra quelle dell’Oms, soprattutto in Iran, negli Emirati Arabi e nel Libano. Sempre dall’Oms – i cui dati si fermano a domencia 14 febbraio – all’interno di ogni regione è possibile identificare quali sono i paesi che registrano il più alto numero di nuovi casi nel bollettino settimanale. In Europa è la Francia, nelle Americhe sono gli Usa, il Sudafrica per l’Africa, l’India nel Sudest asiatico e la Malesia nel Pacifico occidentale. Se il trend globale è quello di una riduzione del numero dei casi, in direzione contraria va quello sulla diffusione delle varianti, con la crescita dei paesi in cui sono state rilevate (verosimilmente anche all’implementazione di programmi di ricerca e sequenziamento, come accaduto in Italia), su cui si concentrano buona parte delle preoccupazioni in questa fase dell’epidemia, non solo come motore di contagi ma anche come possibile freno e complicazione all’efficacia delle vaccinazioni. Tanto che anche il direttore generale dell’Oms ha lanciato un appello al mantenersi pronti ad adattare eventualmente all’occorrenza i vaccini, come si fa con quelli per l’influenza. Il tema varianti è diventato così centrale nell’epidemiologia del coronavirus che già da qualche tempo comincia a essere mappata nel dettaglio la loro diffusione, in alcuni casi con la sensazione di essere comunque in ritardo (la prima mappatura della cosiddetta variante inglese in Italia è piuttosto recente, e in concomitanza con la sua rivelazione nell’ultima settimana è aumentata anche l’incidenza dei casi).

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