Usa, tutta la Silicon blocca Trump. No di Merkel-Macron. E Twitter crolla a Wall Street

di Andrea Deugeni

Mercoledì scorso, mentre i Proud Boys prendevano d’assalto il Congresso americano, la business community statunitense ha subito preso le distanze dai messaggi incendiari del comizio e dai tweet di mercoledì scorso del presidente americano Donald Trump, ma oggi Wall Street ha mollato il titolo Twitter. Dopo che venerdì a Borsa chiusa la popolare piattaforma social fondata da Jack Dorsey ha deciso di sospendere in modo permanente l’account personale (@realDonaldTrump) del presidente americano (rimangono attivi quelli ufficiali @POTUS e della Casa Bianca), contemporaneamente all’esplosione del dibattito negli States e nel resto del mondo sulla libertà di espressione, gli investitori hanno iniziato a vendere le azioni Twitter, per paura di ripercussioni sul business del gruppo. Società del club ristretto dei Faang del New York Stock Exchange, il cui strapotere digitale è già stato preso di mira dai parlamentari americani e non solo. Tanto che l’evidente trend da profondo rosso sul titolo “Twtr” nel pre-mercato è continuato subito dopo il suono della campanella al Nysedove il prezzo delle azioni ha perso oltre un decimo del proprio valore. Twitter ha dichiarato che la sospensione dell’account di Trump, che aveva più di 88 milioni di follower (Facebook invece lo ha bloccato fino all’insediamento del 20 gennaio di Joe Biden), è dovuta al rischio di ulteriori violenze dopo l’assalto al Campidoglio, ma alcuni politici come la cancelliera tedesca Angela Merkel o il governo francese, che in un primo momento avevano subito stigmatizzato i toni adottati da Trump, hanno criticato la scelta permanente della piattaforma social. Berlino ha fatto sapere che la Merkel ritiene “problematica” la chiusura da parte di diversi social network, a partire da Twitter, degli account del presidente uscente americano, spiegando che “è possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale”, ha argomentato in conferenza stampa Steffen Seibert, portavoce della cancelliera. Mentre il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire ha criticato invece la decisione di Twitter, definendo “sconvolgente” il fatto che “sia la piattaforma social a chiudere, perché la regolamentazione dei giganti digitali non può essere fatta dalla stessa oligarchia digitale”che “è una delle minacce che gravano su Stati e democrazie”. Non solo Facebook e Twitter, però, hanno smesso di fare il megafono alla politica da social del presidente uscente: tutta la Silicon Valley infatti sta continuando a portare avanti una campagna per mettere a tacere i profili di The Donald. Alle due aziende infatti hanno fatto eco altri gruppi, come Snap e Reddit, ma anche i colossi del tech come Apple, Google e Amazon. I gruppi digitali a stelle e strisce, il cui valore supera ampiamente il Pil prodotto da interi Stati nazionali, hanno preso dei provvedimenti contro Parler, un’app di social media che è cresciuta in popolarità tra i conservatori e che alcuni estremisti di destra avevano utilizzato per promuovere la rivolta della scorsa settimana. “Eravamo a conoscenza della continua pubblicazione di messaggi nell’app Parler che cercavano di incitare alla violenza”, ha detto un portavoce di Google in una dichiarazione a Barron’s. “Alla luce di questa minaccia continua e urgente alla sicurezza pubblica, sospenderemo l’app dal Play Store fino a quando non risolverà questi problemi”. Dopo quest’annuncio e le relative verifiche, l’unità di Alphabet ha rimosso Parler dal suo app store Google Play. Gli utenti potranno ancora scaricare Parler da altri siti sul web o accedervi dal suo browser web. Sabato sera, Apple ha seguito le orme del colosso tech, rimuovendo Parler dal suo App Store. “Abbiamo sempre sostenuto diversi punti di vista sull’App Store, ma sulla nostra piattaforma non c’è posto per minacce di violenza e attività illegali”, ha affermato Apple in una nota. “Parler non ha adottato misure adeguate per affrontare la proliferazione di queste minacce alla sicurezza delle persone. L’abbiamo sospeso dall’App Store fino a quando non risolverà questi problemi”. Apple aveva chiesto a questa società di migliorare le sue attività di moderazione, pena la rimozione dal suo store, secondo una lettera pubblicata da BuzzFeed News. Gli utenti Apple potranno comunque utilizzare Parler tramite i browser web sui loro telefoni. Il colosso dell’e-commerce Amazon non è stato da meno, comunicando al social usato dagli estremisti pro-Donald che non fornirà più servizi di web hosting all’azienda a causa del rischio di incitamento alla violenza. “Di recente, abbiamo notato un costante aumento di questi contenuti violenti sul suo sito web, il che costituisce una violazione dei nostri termini”, si legge in una mail del team Trust and Safety di Aws. “Chiaro che Parler non dispone di un processo efficace per conformarsi ai termini di servizio di Aws”. Amazon ha aggiunto che preserverà i dati di Parler e aiuterà l’azienda nella migrazione ai propri server.

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