Un PD forse al–Letta–nte

Forse Enrico Letta ha sentito il mio auspicio ad accettare la carica di segretario politico del PD, ma con altrettanta franchezza devo dire che il suo recentissimo discorso di insediamento non mi ha appassionato come invece avrei voluto. Mi è parso invece un po’ datato con l’atteggiamento di chi non vuole dispiacere nessuno, tanto da riscoprire lo ius soli in un momento in cui ben altre sono le emergenze e le priorità in Italia. Sarà perché è fuori dalla politica e dall’Italia da troppi anni, ma comunque il suo spessore culturale si è avvertito pienamente e ciò fa presagire cose buone. Avrà però le stesse difficoltà che sta incontrando Draghi nel governare l’Italia ossia proporre cambiamenti ma nel segno della continuità per salvaguardare gli inevitabili e precari equilibri politici della coalizione che lo sostiene. È una contraddizione in termini ma questa è purtroppo la realtà dei fatti in quest’epoca. Ciò comporterà sicuramente dei ritardi ma il suo pragmatismo scardinerà, e me lo auguro, di molto l’attuale situazione politico-istituzionale italiana. L’aver rimosso già il commissario Arcuri è stata una decisione giusta e quanto mai opportuna perché ha scardinato un sistema troppo disinvolto e troppo allocato nelle sue immediate vicinanze. Letta dovrà fare altrettanto, sapendo che la libidine del potere sarà sempre in agguato e difficile da estirpare soprattutto in un partito come il PD pieno di correnti e di una moltitudine di capi correnti. Anche i passati partiti, e più ancora la DC, avevano al loro interno significative e importanti correnti, ma esse esprimevano differenti ed elaborate posizioni politiche e non vivevano solo per la gestione esclusiva del potere, che pure c’era. Ma tutto ciò costituiva un arricchimento politico perché alimentava il dibattito sia all’interno e sia con le altre forze politiche e prospettava visioni strategiche adeguate ai continui e repentini cambiamenti della società. Scoprire oggi che il PD ha tantissime correnti, mai manifestatesi con mozioni politiche a rimarcarne le differenze, è per davvero singolare. Ancor più singolare è scoprire a chi esse fanno capo ovvero ognuno sembra essere capocorrente di sé stesso e non si comprende per quale sofisticata elaborazione concettuale e visionaria della politica e della società attuale. Letta avrà pertanto un compito arduo perché da un lato dovrà produrre profondi cambiamenti  all’interno del suo partito per tentare di al-Letta-re un disaffezionato elettorato di centrosinistra a guardare di nuovo con simpatia o con convinzione il PD e dall’altro a non reimbarcare di tutto e di più rimettendo in piedi personaggi dall’opportunismo più indecente e disinvolto. Inoltre la maggioranza del governo Draghi ha sconvolto lo schema consolidato e  contrapposto tra centrodestra e centrosinistra per avvicinare e forse mescolare in uno stesso campo le attuali forze politiche sulla base delle esigenze e delle urgenze del Paese e di ciò Letta deve sicuramente tenerne conto senza impiccarsi ad un legame esclusivo con il Movimento 5 Stelle, la cui visione oggi si lega a un incomprensibile e fantascientifico 2050.

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