Un mito da sfatare: la dieta mediterranea

La moderna società dominata dal culto dell’immagine o più correttamente dell’apparenza, appropriandosi delle stesse tradizioni che fanno parte del suo storico divenire le manipola e stravolgendone il significato ne inventa addirittura di nuove. È questo il caso della dieta mediterranea, per dirla con le parole dello storico Piero Camporesi: “Una specie di codice dietetico artificiale, o di vangelo della buona novella alimentare che apre la strada alla felicità e alla salute terrena del consumatore moderno liberandolo dal peso del passato. Inutile precisare che nessuna delle genti che vivono ai bordi di questo glorioso mare l’ha mai conosciuta e tantomeno praticata”. Il termine dieta nel suo significato originario di regola per una vita sana è stato adoperato sin dall’antichità classica da Ippocrate a Galeno nel formulare ante litteram principî da seguire per una corretta alimentazione, poi ribaditi nei precetti della famosa scuola medica salernitana nei secoli XI e XII.
Le molteplici forme di civiltà nel loro sviluppo storico-culturale susseguitesi nel vecchio continente prima e poi le contaminazioni con il Nuovo Mondo, i contatti tra il mondo cristiano e quello islamico esteso anche alle regioni dell’Estremo Oriente come Cina ed India, non ci permettono nella maniera più assoluta di tipicizzare un qualcosa di estremamente complesso come l’alimentazione né tanto meno di canonizzarla con l’aggettivo mediterranea. Per di più, scomodando di nuovo Piero Camporesi si potrebbe affermare: “Se c’è un elemento unificante nell’universo composito di tante cucine, questo è proprio un piatto ben diverso da quello che ci si aspetterebbe da una dieta mediterranea: uno stufato di carni, talvolta uniche talvolta di diversa e mescolata provenienza, cotto in pentola o cazzeruola con l’abbondante aggiunta di vari ortaggi” e ancora che siamo vittime “di un estremismo dietetico oggi di moda, del fondamentalismo salutistico intollerante d’improvvisati, dispeptici ayatollah che fanno balenare diaboliche immagini d’inconsistenti paradisi artificiali (costruiti sulle rovine del naturale), regolati da una illimitata monotonia, in nome di una fantomatica qualità della vita pianificata dalla gelida visione di un mondo completamente ospedalizzato” nella piena illusione della longevità, tanto ambita quanto sbandierata, assicurata dalla cosiddetta dieta mediterranea!
Ritornando all’italica penisola lambita per tre quarti dal Mare Nostrum i suoi abitanti si sono o sono stati fregiati con vari appellativi nel corso dei secoli, da mangiafoglie a mangiamaccheroni e di rimando mangiarape o mangia fagioli per arrivare poi a polentoni a ulteriore conferma della nostra tesi e di come cambi il nuovo linguaggio nutritivo postmoderno.
L’interdisciplinarietà della scienza dell’alimentazione ci permette oggi di conoscere molte cose riguardo al cibo di cui l’uomo ha bisogno per sopravvivere in un ambiente che il più delle volte è lui stesso a violentare spinto purtroppo dal solo profitto e lauto guadagno a cui però mirano le multinazionali dell’industria alimentare anche con l’aiuto del potere mediatico che possono permettersi. In tale contesto si va avanti per slogan ormai logori ma efficaci dal punto di vista dell’informazione, santificati da parte di un qualche prezzolato luminare della scienza che cerca spudoratamente di dare validità scientifica a luoghi comuni più che abusati. Non se ne può più delle merendine dei tanti mulini bianchi (ma dove sono?) o le fette biscottate ai tre, quattro o cento cereali che dir si voglia, per non parlare dei blasonati antiossidanti che combattono i radicali liberi o integratori che arricchiscono le difese dell’organismo! E gli zuccheri, nella loro molteplice nomenclatura chimica, i grassi saturi, gli amminoacidi essenziali e via discorrendo in barba alla dieta mediterranea che sarebbe più giusto definire d’oltreoceano!
Sappiamo oggi dell’importanza fondamentale della carica microbica della nostra flora intestinale, il cosiddetto microbioma, ma combattiamo tutti una perversa crociata antimicrobica senza esclusione di colpi, anzi con furori antibiotici il più delle volte all’insegna del fai da te o anche di un qualche medico o forse dietologo compiacente. È utile allora ricordare la massima riportata nel Regimen sanitatis della Scuola salernitana: «…Se non hai medici appresso, farai medici a te stesso questi tre: mente ognor lieta, dolce requie e sobria dieta».

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Michele Vista
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