Un innovativo pennello chiamato UV

Modificare in un attimo l’aspetto di un oggetto, decorarlo con un’immagine o un colore particolari e, se proprio non piace, cambiare tutto e ricominciare da capo. Una pratica già possibile con simulazioni al computer… ma se invece si potessero creare prototipi fatti e finiti in pochi minuti? Arriva dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) la novità che promette di rivoluzionare il lavoro dei progettisti. Un sistema che consente di ultimare il design di un oggetto e che, pur nascendo da un computer, diventa rapidamente una realtà tangibile. Lo ha realizzato un gruppo di ricercatori del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (CSAIL) del MIT. La tecnica utilizzata dal team guidato da Michael Wessley è definita “Programmable matter” e prevede l’utilizzo combinato di due elementi: un inchiostro che reagisce alla luce; un proiettore UV.
Il sistema di chiama ChromoUpdate e consente di completare la decorazione di oggetti in pochi minuti. È possibile così cambiarne aspetto in maniera molto agile, passando da un prototipo all’altro senza difficoltà. Il tutto grazie a un rivestimento e alla luce. L’oggetto che deve essere decorato viene ricoperto dallo speciale inchiostro che, una volta colpito dalla luce ultravioletta, si modella facendo comparire l’immagine creata al computer o la gradazione di colore desiderata. Si gioca tutto sulla capacità dei raggi UV di alterare le proprietà riflettenti dello speciale inchiostro, permettendo così di creare nuove immagini e colori. Si tratta di un lavoro molto preciso, al limite del pixel. La procedura si chiama saturazione selettiva che, partendo da un’anteprima in bianco e nero, porta a realizzare in pochi minuti un prototipo a colori. Il proiettore UV è in grado di cambiare i livelli di luce e quindi la diversa saturazione del colore nei vari punti della superficie da trattare. Proprio come se si avesse in mano un pennello per creare dettagli minuziosi. A cambiare quindi è il concetto della progettazione: i designer avranno la possibilità di vedere direttamente sull’oggetto l’effetto delle loro creazioni. Non saranno più semplici simulazioni al computer, ma veri e propri prototipi che potranno però essere modificati rapidamente. ChromoUpdate non è però una novità in senso stretto, bensì l’evoluzione di un precedente lavoro: PhotoChromeleon. Questo sistema differisce dall’attuale per il processo un po’ più lento che lo caratterizza. Il coating utilizzato da questo primo metodo era una sorta di lacca fotosensibile composta da coloranti nei tre colori primari. Una volta ricoperto con il rivestimento l’oggetto da decorare, i colori prima dovevano essere completamente saturati con un proiettore di luce UV a LED, per poi procedere a una desaturazione selettiva. Questa seconda operazione avveniva proiettando sulla superficie una luce visibile che lavorava pixel per pixel, portando i vari punti al colore desiderato. Ciò permetteva, quindi, la creazione finale dell’immagine progettata. Efficace ma macchinoso, tanto da vanificare con il fattore tempo parte dell’efficacia del metodo. Un problema superato con il nuovo sistema, nel quale i ricercatori hanno migliorato proprio il processo di saturazione della luce UV. Il nuovo sistema ChromoUpdate è applicabile a oggetti di diverso tipo. Poco importa, quindi, che si tratti di uno smartphone o di un’automobile, perché l’azione della luce sull’inchiostro è la medesima tanto che la superficie sia ampia, come quella della carrozzeria di un’auto, quanto che sia di dimensioni molto più ridotte, come quella della scocca di un telefonino. Inoltre non a caso una parte dei finanziamenti per la ricerca del gruppo del MIT deriva da Ford. L’agilità con cui si può passare da un prototipo a un altro consente di ridurre i tempi di produzione e, soprattutto, i costi. Intanto i ricercatori stanno già guardando oltre. Nei progetti di Wessley e dei suoi colleghi, la prossima terra di conquista saranno i tessuti. Al momento il sistema funziona solo su superfici rigide e lisce, mentre l’idea dei ricercatori è di poterlo applicare a molte altre tipologie di oggetti. In particolare l’obiettivo è di riuscire non solo a tingere i tessuti, ma anche a creare speciali fibre in grado di emettere luce, diventando capaci di auto programmarsi. Come a dire, se non ti piace più il tuo look, la maglietta si ridecora e le scarpe cambiano colore. Con il valore aggiunto di avere molto più spazio negli armadi. Anche in questo caso la partnership con l’industria è già in corso: il gruppo del MIT sta collaborando con alcuni produttori tessili in Francia. Non ci stupiremo quindi di vedere le passerelle delle prossime sfilate di moda parigine sempre più tecnologiche.

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