Tunisia. Il presidente licenzia il premier e congela il Parlamento

Il presidente tunisino, Kais Saied, ha annunciato di aver deciso di congelare l’attività del Parlamento, sospendere l’immunità di tutti i parlamentari e licenziare il primo ministro, Hicham Mechichi, in seguito alle forti proteste contro il governo svoltesi nelle strade del Paese. Saied ha comunicato che assumerà la guida del potere esecutivo con la collaborazione di un nuovo primo ministro. Poco dopo l’annuncio i clacson hanno suonato per Tunisi e la popolazione si è riversata nelle strade per festeggiare. Nel pomeriggio i manifestanti si erano raccolti davanti al Parlamento per chiederne lo scioglimento. “La Costituzione non consente lo scioglimento del Parlamento ma consente il congelamento delle sue attivita’”, ha dichiarato Saied, invocando l’articolo 80 che consente questo tipo di misure in caso di “pericolo imminente”. Dopo una riunione d’emergenza nel sobborgo di Cartagine, Saied ha comunicato di essere ora responsabile del potere esecutivo, con “l’aiuto del governo” che sarà guidato da un nuovo capo da lui nominato. Diverse migliaia di tunisini hanno manifestato ieri, festa della Repubblica, contro i partiti al governo, in particolare contro la formazione islamista Ennahdha, le cui sedi sono state prese di mira. Da diversi giorni su Facebook circolavano appelli a scendere in piazza, a opera di gruppi non identificati. I dimostranti avevano chiesto inoltre una modifica alla Costituzione e un periodo di transizione gestito dall’esercito, pur mantenendo Saied come capo dello Stato. “Le istituzioni sono ancora al loro posto, i sostenitori di Ennahda e il popolo tunisino difenderanno la rivoluzione”, è la replica del presidente della Camera tunisina, Rashed Ghannouchi, esponente del partito islamista Ennahda. A dieci anni dalla rivoluzione che ha rovesciato il dittatore Zine El Abidine Ben Ali, la Tunisia era rimasto un Paese instabile a causa di un quadro politico frammentato e paralizzato dalla rivalità tra il premier e il presidente, eletto nel 2019. Le tensioni politiche hanno bloccato la nomina di alcuni ministri e rallentato gli sforzi per affrontare i numerosi problemi economici e sociali che affliggono la popolazione, ai quali si è aggiunta l’epidemia di Covid-19.

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