Temistocle Solera venne a Potenza

Il famoso Temistocle Solera nacque a Ferrara il giorno di Natale del 1815 e morì a Milano il 21 aprile del 1878 (giorno in cui si ricorda la fondazione di Roma 21 Aprile 753 a.C.). Uomo di grande talento, appartenente all’alta borghesia del tempo che più volte lo ha protetto e aiutato durante la sua turbolente vita. Fu incarcerato come eversivo perché appartenente alla carboneria e condannato a morte, successivamente la pena gli fu commutata in qualche anno di carcere grazie agli interventi di quelle classi sociali che lui contestava. Pur essendo il Solera un raffinato musicista e scrittore intraprese l’arte circense come acrobata e cavallerizzo ma poi, per imposizione della famiglia, completò gli studi presso il Conservatorio di Milano, in composizione e strumentazione (flauto) ma la sua prima opera fu una raccolta poetica dal titolo “I miei primi canti” che la critica salutò come la nuova poesia del secolo. Ben integrato nei salotti milanesi, si dedicò con grande impegno all’attività letteraria e in particolare come librettista. Il grande successo lo raggiunse scrivendo i libretti per Giuseppe Verdi come: Oberto, Conte San Bonifacio (1839), Nabucodonosor (1842), I Lombardi alla I crociata (1843), Giovanna d’Arco (1845). Raggiunta ormai la fama il Solera decise di trasferirsi in Spagna per fare l’impresario teatrale continuando, nel frattempo, a comporre e scrivere opere. Per i suoi meriti fu incaricato come Direttore del Conservatorio madrileno e questo incarico gli permise di entrare nelle simpatie di Isabella II  assumendo la carica di consigliere della regina. Ritornò in Italia svolgendo, come diplomatico, il ruolo di spia al servizio di Napoleone III di Francia, Vittorio Emanuele II di Savoia e Camillo Benso Conte di Cavour. Fattosi distinguere e apprezzare anche come diplomatico il governo lo nominò Delegato di Polizia in Basilicata per sconfiggere quella che essi ritenevano “la piaga del brigantaggio” che è nata e si è radicata in questa regione. Temistocle Solera, assunse con grande impegno l’incarico soddisfacendo le aspettative che il governo e la casa reale avevano riposto in lui, infatti iniziò subito a far uccidere quanti più briganti o sospettati tali. La sua spietatezza superò la sua stessa fama di artista e l’apice lo raggiunse quando, il 27 agosto del 1863, a Sud di Potenza, mentre si accompagnava a un reparto del 46° fanteria, ci fu un conflitto a fuoco contro un manipolo di briganti capeggiato dal famigerato Paolo Serravalle il quale rimase ucciso. Ebbene, quando lo scontro a fuoco fu terminato, il Solera si avventò sul cadavere del Serravalle e gli staccò la testa dal corpo, poi la infilzò con la baionetta di un fucile e portò il macabro trofeo lungo le strade della città accompagnato dai festeggianti soldati del 46° fanteria. Il sanguinario e spietato Solera che mostrava le mani insanguinate a dimostrazione della sua capacità di decapitare un corpo e che con le  stesse aveva scritto e composto “immortali opere”, si trasferì in Francia dove registrò solo fallimenti e cattivi investimenti, alla fine rientrò a Milano dove morì dimenticato la mattina di Pasqua del 21 aprile1878.

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